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Festa del Molise, il messaggio del presidente Micone per commemorare l’autonomia regionale

In occasione della Festa del Molise, che si svolge il 27 dicembre di ogni anno per commemorare l’autonomia regionale concretizzatasi legislativamente nel 1963 con la modifica costituzionale, il Presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone ha dichiarato:

“Il contadino molisano è ordinariamente taciturno; non dice che l’indispensabile; abitante di una terra difficile, aspra, scoscesa, rotta, a pendii rocciosi, a sassaie aride, ha nelle vene l’asprezza della lotta per vivere”. Così, uno dei figli piùillustri di questa terra, Francesco Jovine, descrive i molisani, generatori di una cultura contadina millenaria, basata su valori e principi forti, sani e veraci. Gli abitanti dell’antica contea dei de Molisio sono stati nei secoli abituati a vivere in un contesto ambientale, paesaggistico, geografico e geologico, ma anche demografico e storico particolare, che ne ha forgiato, con il susseguirsi degli eventi, alcuni dei quali drammatici come le guerre e le catastrofi naturali, il carattere e quindil’identità territoriale. Un’identità diremmo oggi regionale, che, come per un mosaico, è costruita da tante piccole, variegate, ma egualmente importanti, identità locali. Condizioni che ne fanno un qualcosa di unico rispetto al resto del contesto nazionale, così come accade per le altre realtà territoriali del Paese. Nella difesa, nella conservazione, nella promozione, nell’arricchimento e consegna alle generazioni future, si sostanzia l’autonomia regionale, quale conquista collettiva, non tanto di indipendenza, quanto di affermazione del diritto-dovere di sentirsi parte di un popolo che vive un territorio, a volte molto difficile, aspro, come dice Jovine, ma stupendo perché è il “nostro”. Un territorio fatto di quella terra, che come vuole la saggezza popolare, “forse non arricchisce ma certo non tradisce”, sul quale hanno vissuto, amato, odiato, condiviso, combattuto i nostri antenati, cercando, con tanti sacrifici e privazioni, di elevarsi, di progredire, di migliorare la propria condizione sociale, economica e culturale. Tanti piccoli progressi fatti in tempi lunghi e con condizioni complesse e molte volte avverse, ma che ci hanno portato al Molise dei nostri giorni, che, come quello di un passato non poi così remoto, non è certo manco di problemi, di sfide, di nubi nere all’orizzonte, vedi la pandemia da Covid. Il molisano di oggi però, come i sui nonni ieri, “ha nelle vene l’asprezza della lotta per vincere” e troverà, per questo, la determinazione per uscire anche da questa ennesima difficile prova della sua storia.

Mi piace pensare che la Festa del Molise 2020, che quest’anno si svolge in condizioni particolarmente difficili, voluta dal Consiglio regionale per ricordare la storica battaglia democratica e giuridica della conquista dell’autonomia, compiuta nel 1963 sul piano legislativo, e resa effettiva politicamente e amministrativamente nel 1970 con le prime elezioni regionali, sia un momento di riflessione per ciascuno per poter trovare all’interno dei valori che caratterizzano la nostra identità, la voglia di stare insieme e di procedere, ciascuno nella sua singola diversità culturale e politica, compatti in questo lungo tunnel del quale intravvediamo la luce, ma la cui uscita appare ancora lontana e incerta. Troviamo, dunque, la serenità d’animo e la pacatezza politica per sentirci orgogliosi del percorso fatto in questi cinquant’anni di autonomia amministrativa, consapevoli che il censimento del 1961, a cento anni dall’unità d’Italia, registrava, come un secolo prima, il Molise quale realtà geografica, sociale ed economiche tra le più povere e disagiate del Paese. Una povertà di mezzi che non era certo miseria sociale, ma che sicuramente rendeva il vivere quotidiano in questa terra, un esercizio di volontà e di tenacia non di poco valore. Oggi ci vuole ancora non poca volontà e molta tenacia nell’affrontare le difficoltà di questo territorio, ancora privo di molti mezzi, ma che non è certo quello di 50 anni fa, che tiene comunque il passo con le realtà del centro Italia, e che ha saputo dare, con la sua organizzazione istituzionale, economica e sociale, risposte di concretezza e di qualità ai cittadini e al territorio in cui abitano, proprio in questo convulso e problematico appuntamento della sua storia. E allora oggi, a nome dell’intera Assemblea legislativa regionale, che rappresenta tutta la politica e la società culturale ed economica molisana, invito tutti e ciascuno a ricercare nella bellezza della nostra terra, e nel caparbio coraggio dei sui abitanti, la forza di gridare uniti, “insieme ce la faremo a superare le avversità del momento”; e, come molti ripetevano con un encomiabile spirito unitario qualche mese fa, all’inizio della pandemia, “andrà tutto bene”. Viva i molisani, ovunque risiedano, figli di questa terra e membri mai dimenticati di questo popolo”.

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