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HACKER DI BICICLETTE

Sembra che in questi giorni sia venuta fuori pubblicamente una foto del pc di Mark Zuckerberg.

Il genio della tecnologia avrebbe coperto telecamera e microfono del proprio Mac (quale altro pc poteva possedere il Sig. Facebook!?) con un bel pezzo di nastro adesivo nero, per tenere lontani occhi e orecchie di eventuali hacker e curiosi.

Eh si perché il caro Mark, come molti esperti di tecnologia e social, sostiene che si possa entrare nelle case della gente proprio attraverso le finestre del pc.

Ora, il fatto che Mark sia il custode di segreti  pericolosi per la privacy dell’umanità, conoscitore di verità che neanche l’Altissimo immagina e creatore di strumenti del male capaci di istituire una nuova “dittatura virtuale”, gli giustifica ogni precauzione o astruso sistema di sicurezza, compreso lo Scotch sulla webcam.

Ma noi, comuni mortali, immediatamente conquistati dall’idea geniale (un pezzo di scotch!?) ed emulanti l’illustre trovata, cosa abbiamo di così tanto segreto da proteggere?

Certo, è una questione di principio! La Privacy, la riservatezza, il diritto alla libertà e segretezza nella corrispondenza.

Ma per un attimo ho immaginato un super hacker entrare nell’intimità di casa mia attraverso il mio Hp.

(Io non ho il Mac, sarebbe stato come mettere un diciottenne alla guida di una Ferrari!)

In primis, la postazione dedicata alla tecnologia in casa mia è un piccolo angolo studio composto di scrivania stile industriale (di cui vado fierissima avendola montata tutta con le mie mani!), una lampada e una libreria. Il pc in camera da letto mai, per via delle onde elettromagnetiche.

Detto questo, il furbissimo hacker potrebbe certamente spiarmi mentre disintegro manuali di diritto processuale e maledico quelli di filosofia giuridica.

Potrebbe osservare le mie espressioni perplesse quando sullo schermo compare qualche strano errore e non so dove mettere le mani.

Potrebbe guardarmi mentre divento un’autentica imbecille giocando con i miei bambini a quattro zampe, ascoltare le vocine in falsetto che invento con loro e le domande che gli pongo attendendo una risposta.

Potrebbe ascoltarmi spettegolare, in quei giorni di dolce far niente che ogni tanto mi concedo e in cui telefono a tutte le mie amiche per aggiornarmi sulle loro vite. Finendo poi, a parlare di quelle di conoscenti e mai delle nostre.

Potrebbe guardarmi passare l’aspirapolvere in pigiama o torturarmi il cuoio capelluto con il didietro di una matita, quando la concentrazione scarseggia e la scadenza di consegna di un pezzo si avvicina.

Potrebbe farsi grosse risate, in quei giorni pre-ciclo in cui passo dalla cioccolata al panino col prosciutto nel giro di venti secondi.

Ma considerato che manco da casa ogni giorno per almeno otto ore ed altre otto le passo nel beato mondo dei sogni, in una stanza al riparo da ogni interferenza, lo sfortunato hacker passerebbe la maggior parte del tempo ad osservare la gigantografia di una bicicletta che tengo appesa nel mio angoletto, ricordo di Amsterdam e della mia “vita precedente”.

Il volo pindarico appena terminato serviva soltanto a confermare la tesi per cui io, il pezzetto di scotch me lo risparmierei.

Non tanto perché non tenga alla mia privacy, quanto perché non credo ci sia nulla di interessante da venire ad indagare tra le mie mura.

Sono convinta che la tecnologia e tutto ciò che ne deriva ci abbia inevitabilmente limitato gli spazi, pur con l’intento di ampliarli. Ci abbia costretti a cautele inimmaginabili ai tempi dei matrimoni per procura e di conseguenza, resi nervosi, stressati e nevrotici nel tentativo di prevenire la furbizia altrui nella violazione dei nostri diritti.

Ma altrettanti danni morali ce li creano le esagerazioni. La risposta inconscia al bombardamento di notizie e messe in guardia che ogni giorno subiamo, terrorizzandoci sui pericoli derivanti dal solo premere quel tasto di Start sulla tastiera.

Dunque, mettete pure del nastro adesivo, del mastice o del nero gomme su microfoni, webcam, finestre, porte, spifferi e fessure delle vostre case, se ciò vi tranquillizza.

Ma ricordate che la vita vera, quella da proteggere, non si svolge davanti ad uno schermo quindi, probabilmente per proteggerla con sufficiente attenzione basterebbe spegnerlo, quel pc.

Staccare la spina (risparmiando sulla bolletta della luce!) ed evitare di documentare la vita minuto per minuto, come fosse la finale dei mondiali, su Instragram, Facebook, Tweeter, Linkedin e tutti quei nuovi Novella 2000 non cartacei che risparmiano agli hacker la fatica di commettere un illecito in quanto, tutto ciò che vogliono sapere, spesso, siamo proprio noi a dirglielo.

Conto corrente compreso!

Il pc, utilizzatelo soltanto per dirmi la vostra. E quindi…

Poi fammi sapere.

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