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RITUALE SHOPPING

Vi siete mai chiesti perché, quando accade qualcosa di inaspettato nella nostra vita, sentiamo sempre il bisogno di sugellare l’evento con un nuovo acquisto?

Che sia una buona notizia o meno, la voglia di comprare un qualcosa è irrefrenabile.

Per festeggiare o per consolarci.

Quasi sentissimo il bisogno di immortalare il momento in una cosa materiale. Quasi il ricordo non bastasse.

Che sia un vestito o un paio di scarpe (questo l’acquisto più gettonato) o un oggetto per la casa, lui ha un compito ben preciso.

Quello di raccontare il cambiamento.

Perché qualcosa di nuovo ci fa sentire nuovi, come qualcosa di vecchio dà un senso di nostalgia.

E allora quell’armadio si divide tra nuovi noi, vecchi noi a cui non vogliamo rinunciare e neutro noi, quelli che siamo quotidianamente quando abbiamo troppi pensieri per ragionare su chi essere.

Le cose nuove sono sempre più belle, viste con gli occhi di chi ha bisogno di trovarci dentro un motivo per ricominciare o la soddisfazione di aver raggiunto un traguardo.

E lo shopping da “novità nella nostra vita” rappresenta un momento catartico, un’arte, quasi, da svolgersi con la calma richiesta dalla solennità dell’evento e l’impulso dell’emotività galoppante su cui siamo trasportati.

Ed entriamo.

Chiediamo alla commessa qualcosa che a noi sembra chiarissima espressione della nostra precisa volontà, non rendendoci conto che invece non abbiamo detto un bel niente.

Qualcosa di speciale ma che vada bene per tutti i giorni.

Qualcosa di colorato, ma lo sfondo sempre nero (perché sfina!).

Qualcosa che non abbiamo mai avuto il coraggio di indossare e provandolo, ci ricordiamo il perché.

Qualcosa così, come si è figurata nell’immagine formata dal nostro ippocampo.

Dimenticando che la commessa, nel nostro ippocampo non c’è mai stata.

E lei impazzisce. E a noi, non importa.

Perché quello è il nostro momento, la nostra fotografia, il nostro ritratto.

E l’oggetto che ne uscirà sarà quello che ci farà pensare “l’ho comprato in quell’occasione, per quel motivo” oppure “Come Diavolo Ho Fatto A Comprarmelo! A Cosa Stavo Pensando! Cosa Avevo Bevuto!”

Eh si. Succede anche questo.

Che passato il momento, passa l’oggetto.

Passa di moda per la nostra personalissima visione.

Passa di tempo o di utilità.

Oppure ci accorgiamo che è proprio brutto! Senza possibilità di scelta!

Però, lui, il suo scopo l’ha raggiunto. Ha scattato quella fotografia spazio temporale che ferma l’attimo nella nostra mente. Ha tradotto il nostro stato d’animo, soddisfatto un’esigenza periodica a breve termine.

Ha completato il cerchio dell’evento inaspettato che ci ha resi diversi.

Per finire a diventare un ricordo da conservare, da usare con piacere o l’oggetto di un atto liberatorio e scaramantico del poter gettare via l’emblema di una delusione.

(In tal senso, consiglio di spendere poco, almeno non vi sentirete troppo in colpa.)

Comunque vada, qualunque fine facciate fare al vostro “oggetto del passaggio tantrico”, ricordate che un vissuto non si confina.

Un ricordo resta sempre un ricordo. Un momento particolare, un passaggio obbligatorio.

Regalatevi qualcosa di nuovo, ogni tanto! Fa bene al cuore ed anche al cervello!

Ma una scarpa non designa chi siete o i risultati raggiunti.

Né il prosieguo della vostra vita. A meno che, non vi chiamiate Cenerentola.

Poi, fammi sapere.

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About Lisa Toma

Lisa Toma
Scrivo. Da ancor prima di iniziare a parlare. Scrivo di tutto ciò che il mondo voglia raccontarmi. Amo il mare, l'odore di zucchero filato, la musica italiana, le sei del mattino e le parole. Quelle belle. Credo che il mondo sia dei curiosi, dei matti e di chi sa ascoltare.

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