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GIORNALISTI VS ARTISTI

Categoria in questione: artisti e nello specifico cantautori italiani contro giornalisti e nello specifico recensionisti di artisti

Recensire gli artisti non è mai stata cosa facile. D’altronde la critica e i media hanno sempre smosso polveroni e zafferugli tra paparazzi e artisti. Anche per questo non sempre favorisco la critica giornalistica, ma nemmeno la presunzione di un certo tipo di artisti.
Enzo Mari in un video del 2012 parla di creatività, e riesce ad unire entrambi gli atteggiamenti controversi: sostiene che i giovani di oggi riescono a produrre solo schifezze, rispetto ai grandi geni artistici di un tempo. La sua presunzione sta nel fare un discorso senza alcun nesso logico e parlare con la convinzione di essere Dio. Il rumore del gessetto sulla lavagna è la cosa meno fastidiosa del filmato.
Alcuni cantautori italiani poi, negli ultimi anni, hanno preso posizioni pseudo-politiche e atteggiamenti cinici e provocatóri.
Cherubini in un’intervista parla di persone economicamente influenti che l’han chiamato a decidere con loro le sorti del paese, non considerando i problemi di fondo della società. Jovanotti negli ultimi vent’anni s’è preso solo la parte buona di un’Italia che, con o senza di lui, è andata avanti a stento.
Ma se andiamo nel piccolo e nel ricercato, la situazione è ancor peggiore. Personalmente seguo alcuni gruppi di nicchia italiani, in particolar modo quelli con testi più profondi e con un velo di nonsense e giochi di parole celati da doppi sensi. Gruppi che fanno un po’ l’eco ai vecchi miti ormai passati a miglior vita come De André e Rino Gaetano.
I Nobraino sono un gruppo indierock che ha mosso i primi passi da solo, senza raccomandazioni e senza pretese. La follia dell’autore la si nota ad ogni concerto, e questa cosa attrae in ogni modo. E se Kruger può tenersi in equilibrio sulla scenografia del palco o lanciarsi da un’altezza considerevole nel vuoto mentre canta di pagliacci e bifolchi, beh allora mi sarà permessa una breve intervista ironica? Nel dopo-concerto mi basta aprire una transenna nel retro e spostare un traspallet salendoci sopra stile monopattino, per accedere al backstage. Entrato mi ritrovo davanti solo la band e la security.. in un primo momento sono tutti spiazzati dalla mia presenza, ma con nonchalance mi fingo uno di loro (loro chi? Boh!), e vado da Kruger.
“Lorenzo, una semplice domanda: cosa ne pensi dell’andatura negli anni della supercazzola prematurata, rispetto a quello che era un tempo?”
Dopo un breve sconcerto iniziale mi risponde a tono, ma mi guarda con aria arrabbiata e di sfida: “Penso che il mercato sia in forte crescita, e in futuro saremo tutti, generalmente e universalmente, vittime di una supercazzola”. Stava quasi per picchiarmi. Ma rimango nei paraggi a fare foto e provo anche a prendere un loro drink, con scarsi risultati.
Lo Stato Sociale ha all’attivo tre album. Nei loro testi sbeffeggiano qualsivoglia tipo di cultura, baluardi del nonsense che cela accuse su tutti i fronti. Smuovono critiche anche su grandi artisti come Battiato. E cosa fanno? Si presentano al festival di Sanremo, facendo anche bella figura. Ci avreste mai pensato? È come se un hypster anarchico si presentasse a un convegno di perbenisti infighettiti. E ironia della sorte, quasi come fosse un presagio, arrivano secondi. Secondi.. Penso e ripenso.. Arrivare secondi.. In un loro testo di qualche anno fa c’è una frase… Ah sì! “Gente che in una gara di idiozia riuscirebbe ad arrivare secondo!” Ma siete proprio voi!
E’ così, arte e critica non sono mai andati a braccetto.. ma giuro, lo giuro.. il mio prossimo obiettivo è fare un’intervista ironica in stile film “Amici miei” a tutti questi nuovi eroi musicali; così giusto per vedere le reazioni.
Dovrebbero assumermi a “Le Iene”.
SR

Arte e critica non vanno mai a braccetto.

Certo che no! L’arte è di chi la fa e chi la fa non ha responsabilità nei confronti di chi la fruisce. Pensiamo per esempio alla “merda d’artista” dell’italiano Piero Manzoni. Ben 90 barattoli di latta con la scritta, in tutte le lingue, merda d’artista del valore di 70.000 euro circa l’uno!
Probabilmente l’opera può essere una metafora, non proprio piacevole a parer mio, della natura creativa dell’uomo (feticismo); o indicare quasi il “sacrificio” dell’artista che cede una parte (direi superflua) di sé al suo pubblico (poesia). O magari potrebbe essere una provocazione implicita nei confronti del mercato dell’arte moderna che accoglie qualsiasi cosa senza criteri di selezione. O forse chissà, Piero era solo in un periodo di aridità intellettuale.
Idem per quei puntini colorati al centro di una tela bianca esposti nelle gallerie dal valore di miliardi di euro. Che significato hanno?
Le ipotesi sono molteplici e ognuno ha il diritto di farsi un’idea propria così come ha il diritto di esprimere un giudizio: la così detta libertà di espressione. Sia santificata la libertà di espressione! Amo l’arte in tutte le sue forme e a volte amo ancor di più i critici d’arte con la loro naturale propensione a distruggere o osannare con minuziosa ironia, attenzione al dettaglio e molte volte, improvvisata saccenteria. Sono simpatici!
Arte e critica molte volte vanno a braccetto.
Rino Gaetano e le sue canzoni erano esclusivamente una critica, seppur ermetica, di tutta quella che era la società del suo tempo. Lo Stato Sociale, quelli che in una gara di idiozia arriverebbero secondi, fanno della critica a volte anche loffia, la loro arma.
Ieri come oggi, abbiamo bisogno di arte e critica, di costruttori e distruttori. Abbiamo bisogno di meravigliarci, stupirci, inorridirci, ridere e pensare.
Abbiamo bisogno delle canzoni impegnate e dei gruppi dalle combinazioni nonsense. Abbiamo bisogno di Guccini e dei Nobraino.
 Di un giornalista professionista e di quello ubriaco che si intrufola nel backstage.
Il mondo è bello perchè vario (clichè), perchè non dare spazio a tutti?!
MF

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Simone Ranallo e Marilena Felice

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