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Zone economiche speciali (ZES): Cgil, Cisl e Uil auspicano un confronto

“L’istituzione delle Zone Economiche Speciali è un provvedimento importante per lo sviluppo economico nei territori meridionali, ma evidenziando l’impossibilità di contribuire con osservazioni nell’ambito di audizioni al Senato, intendiamo proporre alcuni elementi migliorativi relativi alla costituzione delle Zes, previste nel Dl 91/2017″. È quanto si legge in una lettera dei segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil Gianna Fracassi, Angelo Colombini, Guglielmo Loy inviata quest’oggi al Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti e alla commissione bilancio del Senato.

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Nella missiva si evidenziano alcuni nodi da affrontare attraverso un confronto con le parti sociali: “crediamo che l’aver previsto la costituzione di ZES solo in aree che comprendano almeno un’area portuale collegata alla rete transeuropea dei trasporti, possa tagliare fuori alcuni territori, come ad esempio le aree interne o aree di crisi che ne avrebbero invece bisogno per il rilancio del loro sistema produttivo”.

«La seconda criticità – proseguono Fracassi, Colombini, Loy – risiede nella governance delle ZES delineata dal Decreto: manca una rappresentanza efficace del territorio (enti locali) e delle parti economiche e sociali, che dovrebbero invece essere coinvolte in funzione consultiva e di monitoraggio”. “Il terzo aspetto da emendare – aggiungono – riguarda i criteri per la semplificazione di autorizzazioni, in quanto in essi occorre far rispettare esplicitamente il diritto al lavoro, la tutela delle salute e sicurezza e la tutela ambientale».

Infine, i tre segretari confederali indicano la necessità di “incrementare la quantità e la qualità degli investimenti” e di “aggiungere alla condizionalità che le imprese devono rispettare, mantenendo per almeno cinque anni dopo il completamento dell’investimento la propria attività nell’area della ZES, anche l’obbligo di mantenimento dell’occupazione nei cinque anni successivi al completamento dell’intervento”.

“Riteniamo – concludono Fracassi, Colombini, Loy – che gli obiettivi di sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno del paese rappresentino in questa fase un’urgenza per l’intero paese e che quindi gli strumenti anche innovativi messi in campo debbano rispondere a criteri e obiettivi quanto più condivisi possibile”.

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