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Il futuro culturale, economico e sociale dopo la pandemia

Il Recovery Fund, essendo un fondo finanziario, formato da titoli comuni dell’Unione Europea, per la ripresa economica degli Stati maggiormente colpiti dalla pandemia del Covid-19, cambierà, in un modo o nell’altro, la vita dei 450 milioni di cittadini europei. Una vera e propria svolta finanziaria che, di fatto, è stata imposta sia dal virus, sia dalle condizioni preoccupanti dell’intera economia globalizzata. Sta di fatto che alle crisi sistemiche e congiunturali si è aggiunto un nemico invisibile, capace di depotenziare, strutturalmente, l’intera impalcatura organizzativa del modello occidentale.

Un passaggio nuovo per l’Unione Europea che, in una fase delicata, ha ribaltato il tavolo della programmazione comunitaria, richiamando i singoli Stati nazionali a reinterpretare, fino in fondo, il loro ruolo di garanti delle politiche sociali. In tale ambito, le classi dirigenti nazionali e regionali saranno chiamate a rideterminare le politiche territoriali, anche alla luce degli improduttivi interventi determinatisi, finora, a seguito di anacronistiche pratiche assistenzialistiche, basate, sostanzialmente, sulla mera ricerca del consenso elettorale fine a se stesso. Oggigiorno, le suindicate politiche non sono più finanziabili, essendosi rivelate incapaci di leggere i cambiamenti sociali, economici ed ambientali del nuovo mondo, peraltro abitato e condiviso da oltre otto miliardi di esseri umani. Alla luce di quanto innanzi, le Aree appenniniche hanno, finalmente, la possibilità di promuovere un contesto sociale a misura d’uomo, impregnato di vivibilità ambientale, qualità agroalimentare e giusta redditività per le giovani generazioni, sempre più impegnate, fra l’altro, a testimoniare i valori della tradizione non disgiunti dalla concreta innovazione. E’ necessario, pertanto, mettere in opera la digitalizzazione dell’Appennino che dovrà superare gli angusti confini regionali, al fine di consentire una dinamicità diffusa negli ambiti culturali, economici e sociali. Tale impostazione consentirebbe, oltretutto, l’affermazione commerciale dei prodotti agroalimentari di qualità, nonché la rinascita, in termini creativi, di un valido artigianato territoriale legato ai saperi della cultura appenninica. Secondo molti si tratterebbe di mettere in rete le conoscenze antiche, nonché di ridisegnare, negli aspetti fattuali, un nuovo modello scolastico. Va da sé, ovviamente, la riorganizzazione, in altri ambiti, di una rete emergenziale efficiente sul piano sanitario.

In Molise, ad esempio, il gruppo consiliare del Partito Democratico, rappresentato dai Consiglieri regionali Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla, si sta battendo, in armonia di intenti sia con l’area illuminata delle componenti liberaldemocratiche, sia con il pragmatico gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle, composto da Patrizia Manzo, Angelo Primiani, Andrea Greco, Fabio De Chirico, Valerio Fontana e Vittorio Nola, per la modernizzazione della macchina regionale, al fine di intessere un rapporto proficuo con i cittadini, le aziende e gli Enti locali. Per i precisati motivi, l’intera corona appenninica dei Borghi e dei territori di qualità non può essere legata alla politica asfittica dell’improvvisazione programmatica.

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