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Per la difesa del paesaggio produttivo

Il nostro territorio, rimasto sannita per mentalità, comunanza di valori e senso di laboriosità, rischia di diventare l’appendice terminale della cintura metropolitana costiera. Per dirla in modo più chiaro, il Comprensorio matesino è sul punto di cedere le ricchezze ambientali all’urbanizzazione selvaggia. I dati, in tal senso, sono fin troppo evidenti: vanno dalla limitazione dell’acqua, che, da Campolattaro-Morcone dovrebbe essere dirottata verso l’Acquedotto campano; alla depauperazione dei Centri d’arte del territorio, in primis Cerreto Sannita e Guardia Sanframondi. A ciò va aggiunta la programmazione anacronistica rispetto all’uso conforme dell’energia rinnovabile, nonché la convivenza con i rifiuti campani. Contro tutto ciò la politica provinciale non offre valide soluzioni, né si attiva, come se non fosse importante, per il completamento del breve tratto superstradale Guardia-Pontelandolfo-Morcone.

In merito alla tematica riguardante le acque di Campolattaro, i sostenitori politici della recente programmazione regionale si sono compiaciuti del progetto finalizzato alla potabilizzazione idrica, promettendo ricadute positive sul contesto territoriale. Eppure i numeri del “dirottamento idrico verso l’Acquedotto campano” preoccupano, e non poco, i cittadini consapevoli della politica campanocentrica. In effetti, il piano dovrebbe realizzare un impianto di potabilizzazione con potenzialità nominale di 3000 litri al secondo, di un serbatoio di accumulo da 30000 m3 e dell’adduttore di collegamento, per l’appunto, con l’Acquedotto campano, chiaramente a trazione costiera, per uno sviluppo di circa 29 chilometri. A questo punto va da sé ogni tipo di considerazione territoriale, non dimenticando, ovviamente, l’importanza del comparto agricolo. Una provincia dell’Appennino sannita che già subisce la presenza offensiva delle ecoballe campane in luoghi vitivinicoli di pregio, potrà resistere, nel prossimo futuro, all’evidente limitazione delle proprie risorse idriche? Secondo molti, il contesto territoriale dell’Aglianico e della Falanghina merita ben altro, cominciando dalla messa in sicurezza del lento ma costante dissesto idrogeologico, sino alla rinaturalizzazione ambientale di luoghi produttivi ed incantevoli, mortificati dall’uso selvaggio dell’energia rinnovabile. Diversamente, qualsiasi discorso politico sulla necessità di valorizzare la filiera enogastronomica rimarrà sulla carta, minando la moderna commercializzazione basata sui prodotti agricoli di qualità. Allo stesso tempo, il settore turistico, in linea con la crescita sia dei soggiorni di prossimità, sia dei Borghi storici appenninici, chiede, attraverso i giovani operatori del comparto, la sostanziale difesa del marchio Sannio, inserito nell’ambito internazionale della cultura enologica.

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