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I rifiuti campani non possono essere accolti nel Sannio

La politica campana continua a stupire, attraverso l’anomala sequenza programmatica incentrata su interventi contraddittori ed innaturali, i cittadini del Sannio meridionale. E’ di questi giorni, infatti, la presentazione all’opinione pubblica dell’ennesimo impianto sovradimensionato riguardante la lavorazione dei rifiuti. Si tratta, nello specifico, di un mega biodigestore che, partendo dall’assunto concettuale dell’economia circolare, termina la propria dimensione progettuale in un quadro d’interventi del tutto estraneo alla realtà produttiva dell’antica provincia appenninica. Un lotto da 18mila metri quadrati, inserito nell’area Asi di Benevento, nel quale verrebbero lavorati ingenti quantitativi di scarti organici, non disgiunti dai cosiddetti fanghi che giustificherebbero la funzionalità di un annesso termovalorizzatore per la produzione di energia elettrica.

Conseguentemente, l’impatto ambientale non sarà accettato dagli Enti locali, anche perché i numeri chiariscono quanto segue: 110mila tonnellate di rifiuti, provenienti dalle province campane, a fronte di una produzione territoriale di appena 30mila tonnellate! Sta di fatto che Antonio Di Maria, nella veste di Presidente dell’amministrazione provinciale sannita, ha già evidenziato l’incongruenza dell’elaborato progettuale, anche alla luce della disapplicazione concernente la normativa regionale (14/2016). Di riflesso, il deputato airolese del Movimento Cinque Stelle, Pasquale Maglione, ha ricordato la valenza delle caratteristiche ambientali e produttive dell’intero contesto provinciale, condannando ogni tipo di aggressione intersettoriale. In effetti, le nuove energie rinnovabili, pur rappresentando un’autentica opportunità sostenibile in termini generali, devono risultare armoniche al tessuto economico di riferimento. A riprova di quanto innanzi, rappresenta un vero e proprio monito la nota e travagliata vicenda matesina. Nel 2010, infatti, la Giunta provinciale, in comunione d’intenti con il Presidente campano Stefano Caldoro, immaginò la famosa “cintura verde” sui crinali verdeggianti e produttivi del Sannio meridionale, sottovalutando sia le caratteristiche paesaggistiche, sia l’importanza delle risorse idriche. Sta di fatto che la suindicata politica, essendo imperniata sulla bruttura delle pale eoliche, ha dequalificato lo scenario matesino.

Per superare le conseguenze dannose, il futuro dell’ area comprensoriale del Matese sud-orientale dovrà passare per la messa in opera, consapevole e legittima, della rinaturalizzazione ambientale, prevista, oltretutto, dalle legislazioni nazionali e comunitarie. E’ sconcertante, intanto, che gli antesignani della innaturalità vorrebbero portare l’acqua della diga di Campolattaro-Morcone alla costiera campana, rivelando, sino in fondo, l’illogicità strutturale della politica campanocentrica.

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