Home / Rubriche / La parola dell'esperto / I requisiti della strada che giustificano la contestazione differita
Pubblicità-NotizieMolise

I requisiti della strada che giustificano la contestazione differita

I giudici della seconda sezione Civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 8635 del 7 maggio 2020  hanno stabilito quando la strada a scorrimento veloce ha i requisiti che giustificano l’installazione dell’autovelox e la contestazione differita della violazione dell’eccesso di velocità.

LA VICENDA
Un automobilista proponeva opposizione avverso un verbale elevatogli per eccesso di velocità rilevato tramite autovelox. Il ricorrente nei motivi di opposizione lamentava l’illegittimità della modalità di accertamento e di contestazione della violazione utilizzata dagli organi accertatori del Comune, e cioè mediante rilevazione a distanza, in quanto la strada sulla quale era stata rilevata l’infrazione per circolazione oltre i limiti di velocità non avesse i requisiti che legittimassero la deroga al principio di contestazione immediata dell’infrazione, non trattandosi di una strada urbana a scorrimento ai sensi dell’art. 2, comma terzo, del codice della strada per rendere legittima la deroga al principio della contestazione immediata. A seguito del rigetto dell’opposizione sia in prime che in seconde cure, l’automobilista proponeva ricorso per cassazione.

LA DECISIONE
Gli Ermellini accolgono il ricorso, cassando la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Prato nella persona di diverso magistrato ritenendo che le strade urbane di scorrimento, sulle quali possono essere installati dispositivi di controllo a distanza previa individuazione del prefetto, sono definite dall’art. 2, comma terzo come «strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali estranee alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate». La Corte precisa che la sanzione amministrativa non è legittimamente elevata se la strada sulla quale è stato rilevato l’eccesso di velocità tramite autovelox non ha le caratteristiche per essere considerata strada a scorrimento che avrebbe giustificato la contestazione differita. Evidenzia ancora che il legislatore con l’intervento attuato nel 2002 ha inserito le strade urbane di scorrimento nel novero dei percorsi sui quali è ammesso l’uso dei dispositivi di controllo a distanza (autostrade e strade extraurbane). Si tratta di inserimento non automatico, posto che il legislatore ha affidato al Prefetto il compito di selezionare, tra le strade urbane di scorrimento, quelle in cui si rende necessario il controllo a distanza. La selezione avviene sulla base della valutazione degli elementi espressamente indicati nell’articolo 4 del decreto-legge  n. 121/2002, vale a dire il tasso di incidentalità e le condizioni strutturali, plano-altimetriche e il traffico della strada, condizioni che devono essere tali da rendere non possibile il fermo di un veicolo senza recare pregiudizio alla sicurezza della circolazione, alla fluidità del traffico o all’incolumità degli agenti operanti dei soggetti controllati. La valutazione affidata al prefetto, che integra attività amministrativa insindacabile, realizza il bilanciamento tra le esigenze, altrimenti incompatibili, di garantire la sicurezza nella circolazione e di non penalizzare la fluidità del movimento veicolare che si svolge sulle strade “di scorrimento”. Tuttavia, nel rinviare alla previsione classificatoria contenuta nel codice della strada, il legislatore del 2002 ha vincolato la pubblica amministrazione ai criteri dettati dall’articolo 2, comma 3, del codice della strada che definisce la strada urbana di scorrimento come “a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia”. Per questo il ricorso viene accolto, ritenendosi errata la conclusione a cui è giunto il Tribunale che aveva affermato l’irrilevanza della mancanza degli ulteriori elementi strutturali (corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina con marciapiede e intersezioni a raso semaforizzate) essendo sufficiente la presenza delle carreggiate dotate di almeno due corsie e separate da spartitraffico invalicabile.

Corte di Cassazione, sezione II, Civile, sentenza n. 8635 del 7 maggio 2020

FATTI DI CAUSA
Luca Cianferoni ricorre per la cassazione della sentenza del Tribunale di Prato, n. 578 pubblicata il 10/5/2016, che ha confermato la sentenza del Giudice di pace di Prato n. 327 del 2012, di rigetto dell’opposizione proposta dal medesimo Cianferoni avverso il verbale di contestazione della violazione dell’art. 142, comma 8, del d.lgs. n. 285 del 1992, per eccesso di velocità nel transito su Viale Leonardo da Vinci in Prato. L’appellante Cianferoni allegava a sostegno del gravame che la violazione non era stata immediatamente contestata dalla Polizia Municipale, trattandosi di una strada individuata dal Prefetto di Prato con decreto del 10/3/2003 ai sensi dell’art. 201, comma 1 bis, lettera f) del Codice della Strada. L’appellante sosteneva l’illegittimità della modalità di accertamento e di contestazione della violazione utilizzata dagli organi accertatori del Comune, e cioè mediante rilevazione a distanza, perché il viale Leonardo Da Vinci non avrebbe le caratteristiche della strada urbana di scorrimento previste dall’art. 2, comma 3 C.d.S. per rendere legittima la deroga al principio della contestazione immediata.

Il Tribunale, quale giudice d’appello, ha ritenuto legittimo il rilievo della violazione a mezzo di autovelox, e la conseguente contestazione differita, ai sensi dell’art. 4, del decreto-legge n. 121 del 2002, sul presupposto che Viale Leonardo da Vinci presenti le caratteristiche di strada urbana di scorrimento indicate dall’art. 2, comma 3, lettera d), del d.lgs. n. 285 del 1992. La cassazione della pronuncia d’appello è chiesta sulla base di un unico motivo cui resiste con controricorso il Comune di Prato. Il giudizio è chiamato in pubblica udienza a seguito di ordinanza interlocutoria n. 2616/2018. In prossimità dell’odierna udienza parte ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ. .

RAGIONI DELLA DECISIONE
Con l’unico motivo di ricorso il ricorrente deduce la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 12 delle disposizioni sulla legge in generale, 2 e 3 del d.lgs. n. 285 del 1992, 4 del dl. n. 121 del 2002, convertito dalla legge n. 168 del 2002, per avere il Tribunale affermato che si può ravvisare la strada urbana di scorrimento anche quando manchino la corsia riservata ai mezzi pubblici, la banchina con marciapiede e le intersezioni a raso semaforizzate, essendo sufficienti la presenza di due carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico invalicabile.

Il Tribunale aveva, infatti, affermato l’irrilevanza della mancanza degli ulteriori elementi strutturali rispetto alla presenza delle carreggiate dotate di almeno due corsie e separate da spartitraffico. Il motivo è fondato. La questione riguarda l’individuazione dei requisiti minimi che un percorso stradale deve presentare, ai fini indicati dall’articolo 4 del d.l. n.121 del 2002, conv. con mod. dalla I.n.168 del 2002, stante il rinvio alla classificazione contenuta nel codice della strada. Va preliminarmente richiamato il contenuto delle norme rilevanti ai fini della decisione. Il decreto-legge 20 giugno 2002, n. 121, conv. con modif. dalla I. n. 168 del 2002, recante Disposizioni urgenti per garantire la sicurezza nella circolazione stradale, all’art. 4 prevede: «1. Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali di cui all’articolo 2, comma 2, lettere A e 8, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, gli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12, comma 1, del medesimo decreto legislativo, secondo le direttive fornite dal Ministero dell’interno, sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, di cui viene data informazione agli automobilisti, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento. I predetti dispositivi o mezzi tecnici di controllo possono essere altresì utilizzati o installati sulle strade di cui all’articolo 2, comma 2, lettere C e D, del citato decreto legislativo, ovvero su singoli tratti di esse, individuati con apposito decreto del prefetto ai sensi del comma 2.

Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il prefetto, sentiti gli organi di polizia stradale competenti per territorio e su conforme parere degli enti proprietari, individua le strade, diverse dalle autostrade o dalle strade extraurbane principali, di cui al comma 1, ovvero singoli tratti di esse, tenendo conto del tasso di incidentalità, delle condizioni strutturali, planoaltimetriche e di traffico per le quali non è possibile il fermo di un veicolo senza recare pregiudizio alla sicurezza della circolazione, alla fluidità del traffico o all’incolumità degli agenti operanti e dei soggetti controllati. La  medesima procedura si applica anche per le successive integrazioni o modifiche dell’elenco delle strade di cui al precedente periodo.».

Il decreto legislativo 30 aprile 1992 (Nuovo codice della strada) all’art. 2, rubricato “Definizione e classificazione delle strade” prevede al comma 2: «Le strade sono classificate, riguardo alle loro caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali, nei seguenti tipi:

  1. Autostrade;
  2. Strade extraurbane principali;
  3. Strade extraurbane secondarie;
  4. Strade urbane di scorrimento;
  5. Strade urbane di quartiere;
  6. Strade locali;
  7. Itinerari ciclo pedonali.

Le strade di cui al comma 2 devono avere le seguenti caratteristiche minime: […] D – Strada Urbana Di Scorrimento: strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali estranee alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate. […]».

Come già ritenuto da questa Corte nelle sentenze 4090/2019, 4451/2019, cui il collegio ritiene di dare continuità, l’operazione ermeneutica non può che partire dalla ricognizione della ratio legis dell’intervento attuato nel 2002- dichiaratamente di garanzia della sicurezza nella circolazione stradale- con il quale legislatore ha inserito le strade urbane di scorrimento di cui all’articolo 2, comma 2 , lett. D, C. d. S. nel novero dei percorsi sui quali è ammesso l’uso dei dispositivi di controllo a distanza(autostrade e strade extraurbane). Si tratta di inserimento non automatico, posto che il legislatore ha affidato al prefetto il compito di selezionare, tra le strade urbane di scorrimento, quelle in cui si rende necessario il controllo a distanza, ed ha previsto che la selezione debba avvenire sulla base della valutazione degli elementi espressamente indicati nell’articolo 4 del d.l. n.121 del 2002, vale a dire il tasso di incidentalità e le condizioni strutturali, plano-altimetriche ed il traffico della strada, condizioni che devono essere tali da rendere non possibile il fermo di un veicolo senza recare pregiudizio alla sicurezza della circolazione, alla fluidità del traffico o all’incolumità degli agenti operanti dei soggetti controllati. Nella valutazione affidata al prefetto, che qui esercita attività amministrativa insindacabile, si realizza il bilanciamento tra le esigenze, altrimenti incompatibili, di garantire la sicurezza nella circolazione e di non penalizzare la fluidità del movimento veicolare che si svolge sulle strade “di scorrimento”.

Diversamente, come evidenziato già da Cassazione n.7872/2011, nel rinviare alla previsione classificatoria contenuta nel codice della strada il legislatore del 2002 ha vincolato la pubblica amministrazione ai criteri dettati dall’articolo 2, comma 3, del codice della strada, sicché la questione controversa si” riduce” all’interpretazione della norma classificatoria per stabilire quali siano i requisiti strutturali indefettibili che il percorso stradale (nella sua interezza o in singoli tratti) deve presentare per poter essere sottoposto al controllo con sistema automatizzato, nel ricorso degli altri presupposti che l’articolo 4 d.l. 121/2002 affida alla valutazione della pubblica amministrazione. L’articolo 2 , comma 3 , lett.d), C.d. S. definisce la strada urbana di scorrimento come «a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata destra e marciapiede, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali estranee alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate». Il dato testuale chiaramente circoscrive gli elementi “eventuali” alla corsia riservata ai mezzi pubblici ed alle intersezioni a raso semaforizzare, mentre impone la presenza della banchina pavimentata a destra, del marciapiede e delle aree di sosta, i quali costituiscono perciò elementi strutturali necessari della strada urbana di scorrimento, ovvero i requisiti minimi, anche ai fini della adozione del provvedimento amministrativo previsto dall’art. 4 d.l. n.121/2002.

Trattandosi di interpretare una norma classificatoria -tale essendo l’articolo 2, comma 3, lett. d) C. d. S. una lettura che disattendesse il dato letterale si risolverebbe in interpretatio abrogans. Per altro verso, non si ravvisano elementi di irragionevolezza nel rinvio contenuto nell’art. 4 d.l. n.121/2002 alla norma classificatoria, sicché neppure sussistono i presupposti per sollevare il dubbio di legittimità costituzionale del citato articolo 4. All’accoglimento del motivo segue la cassazione della sentenza impugnata con rinvio al tribunale di Prato in persona di diverso giudicante il quale riesaminerà l’opposizione alla luce del principio sopra enunciato provvedendo anche a regolare le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Prato nella persona di diverso magistrato anche per le spese del giudizio di legittimità.

pubblicità notizie molise

About Domenico Carola

Domenico Carola
Già Comandante/Dirigente di Polizia Locale; Responsabile dell’Osservatorio del Codice della Strada de "Il Sole 24 Ore"

Potrebbe interessarti anche:

Unimol, oggi primo giorno di lezioni tra didattica in presenza e digitale. Il saluto in aula del Rettore

Giornata significativa ed importante quella di oggi, 23 settembre 2020. Si riparte per il nuovo …

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: