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Via libera alle visite genitori-figli anche spostandosi in altra regione

I giudici del Tribunale di Pescara, con la sentenza n. 284 del 22 aprile 2020, hanno ritenuto legittimi gli spostamenti dall’Abruzzo al Lazio per consentire un valido rapporto tra padre e figlio.

LA VICENDA
Un genitore, regolarmente divorziato con sentenza, propone ricorso contro la madre del figlio minore ritenendo che la stessa avrebbe posto in essere una pluralità di condotte idonee ad ostacolare il rapporto con il loro figlio. Invero la vexata quaestio sui contatti tra genitori divorziati e figli è stata oggetto di numerosi interventi,  lungamente dibattuta anche con toni accesi e aspri, nonché variamente interpretata, segnatamente per meglio focalizzare il genitore, designato dalla prassi come “non collocatario” in specie nell’attuale regime emergenziale, che limita gli spostamenti. All’interno di questa problematica è stato orientamento pressoché costante quello di escludere, comunque, contatti che comportassero un cambiamento di regione.

LA DECISIONE
I giudici del Tribunale di Pescara hanno ritenuto che la disposizione di non spostarsi in altra regione non è applicabile al caso de quo autorizzando un padre, che non vedeva il figlio dal circa due mesi a causa delle restrizioni di natura sanitaria, a tenerlo con sé per una settimana, dal 25 aprile al 1° maggio incluso, e così via per una settimana al mese fino al termine dell’emergenza. La motivazione più interessante da evidenziare della sentenza è che essa autorizza il padre a tenere e portare con sé a Roma (regione Lazio) il figlio nonché, alla scadenza della settimana, riportarlo in Abruzzo presso la madre, con implicita autorizzazione a spostamenti da una regione all’altra. Da non trascurare anche la motivazione che accompagna il provvedimento. Il Tribunale pur essendo a conoscenza dei diversi decreti del governo afferenti gli spostamenti non ha tralasciato di svolgere ulteriori considerazioni che hanno indotto i giudici alla conclusione permissiva. Nello scorrere la decisione si legge infatti: “ritenuto che le previsioni di cui all’art. 1, comma primo, lett. a), del decreto del Presidente del Consiglio di Ministri 8 marzo 2020 n. 11 non sono preclusive dell’attuazione delle disposizioni di affido e collocamento dei minori, laddove consentano gli spostamenti finalizzati ai rientri presso la “residenza o il domicilio”, sicché alcuna “chiusura” di ambiti regionali può giustificare violazioni, in questo senso, di provvedimenti di separazione o divorzio vigenti…”. Una motivazione di notevole intelligenza e “densità”, in quanto in un solo passaggio i giudici attenzionano più aspetti delle autorizzazioni ministeriali unendole a una concezione corretta dell’affidamento condiviso. In altre parole, nel momento in cui fa riferimento al permesso di rientrare presso la propria residenza o il domicilio e lo sfrutta per legittimare la possibilità di portare il figlio presso di sé, non fa altro che riconoscere che in regime di affidamento condiviso il figlio non ha una sola abitazione, quella del genitore che si vuol chiamare “collocatario”, bensì due, quelle di entrambi i genitori. Sottolineano anche l’espressione “violazioni di provvedimenti”, utilizzata in riferimento a comportamenti, scelte e interpretazioni, qua e là in precedenza adottate, che consentano di allontanarsi dalle prescrizioni stabilite. Una sorta di violazione dell’art. 388 el codice penale applicata agli stessi responsabili della gestione del diritto di famiglia. In conclusione il provvedimento del Tribunale fa chiarezza in una problematica delicata e come dicevamo, fin qui controversa che non ha mancato di creare imbarazzo in numerose famiglie e  perplessità negli operatori del diritto.

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About Domenico Carola

Domenico Carola
Già Comandante/Dirigente di Polizia Locale; Responsabile dell’Osservatorio del Codice della Strada de "Il Sole 24 Ore"

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