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Primo maggio, Paolo De Socio (Cgil): Non festa, ma riflessione

Primo maggio 2020. Quest’anno sarà sicuramente più difficile parlare di festa del lavoro e dei lavoratori considerata l’ennesima crisi, questa volta sanitaria e pandemica, che investe il tessuto economico e produttivo globale con pesanti ricadute su milioni e milioni di cittadini, famiglie, lavoratrici e lavoratori. CGIL, CISL e UIL hanno scelto come slogan di questa giornata: IL LAVORO IN SICUREZZA PER COSTRUIRE IL FUTURO.

Rivolgiamo un pensiero immediato a quella parte di lavoratori che non si è fermata nemmeno durante l’emergenza : sicuramente medici, infermieri, operatori sanitari, addetti alle mense pulizie e manutenzione nei diversi presidi ospedalieri; ma anche a una platea più vasta di lavoratori dei settori dei trasporti, della distribuzione degli alimenti, del giornalismo e dell’informazione, forze dell’ordine, docenti etc… che tra mille difficoltà hanno garantito una parvenza di normalità in questa fase emergenziale. C’è anche chi ha perso il lavoro,  e chi teme di non ritrovarlo dopo queste inevitabili battute di arresto. C’è chi non ha certezza salariali nemmeno per la sopravvivenza: baristi, ristoratori, operatori turistici, artisti e musicisti… C’è chi purtroppo non potrà tornare né a lavorare né a vivere per aver pagato il prezzo più alto determinato da questo viscido e crudele nemico. Già nel 2019 i morti sul lavoro sono stati quasi mille. Con la crisi pandemica e sanitaria, il numero rischia di alzarsi drasticamente se non adottiamo le giuste e dovute misure immediate e per la necessaria ripartenza.

Ma dobbiamo necessariamente guardare al futuro. E allora che la festa si trasformi in giornata di riflessione con la consapevolezza che il lavoro è elemento fondamentale per affrontare l’emergenza e il presente ed è ancora una volta elemento dirimente per la costruzione del futuro e di un nuovo modello di società che sappia magari riappropriarsi di valori di fratellanza e equità per la costruzione di una società più giusta e solidale.

In questa giornata inedita, quindi, niente sfilate e niente cortei, ma un filo comune che deve necessariamente provare a tenere insieme decisori politici pro tempore, parti sociali, associazioni e semplici cittadini in una catena ideale che unisca le nostre paure ma anche le nostre speranze e le nostre prospettive per disegnare il futuro. Il lavoro, la sua sicurezza, la dignità del singolo e delle comunità in cui opera, la qualità della vita devono essere elementi fondanti delle fasi di ripresa. Questa ennesima crisi ci insegna che non esistono teoremi assoluti e sistemi infallibili. Non è, quindi, il tempo degli uomini soli al comando e dei tuttologi. Uniti siamo più forti. Uniti ce la faremo e forse ne usciremo meglio.

IN ATTESA DI TORNARE,  NON SOLO TUTTI A LAVORARE MA ANCHE AD ABBRACCIARCI, A CANTARE E BALLARE NELLE NOSTRE PIAZZE COME SIAMO ABITUATI A FARE IN QUESTA RICORRENZA, BUON PRIMO MAGGIO A TUTTE E A TUTTI

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