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La Polizia Locale e le armi in dotazione

Sto seguendo, in verità, con molto stupore la querelle dapprima di alcuni Consiglieri comunali e poi dell’Unione degli Studenti sulla dotazione di pistole agli operatori di Polizia Municipale. Mentre la prima contrapposizione è politica quella degli studenti è afferente alla destinazione della somma per l’acquisto delle pistole che doveva (poteva) essere destinato al contrasto al consumo di droga tra gli studenti. Non intendo entrare nel merito sia della prima che sulla destinazione dei fondi in quanto ignoro la programmazione di bilancio ma, da ex dirigente di Polizia Locale e responsabile dell’Osservatorio del Codice della Strada de Il Sole 24 Ore, non posso esimermi da alcune precisazioni sia tecniche che giuridiche sulla vexata quaestio dell’armamento della Polizia Municipale. Lo faccio senza alcun spirito polemico ma solo per cercare di informare il quisque de populo “purtroppo ignorante della specifica materia” a comprendere che il provvedimento del Sindaco Roberto Gravina, persona da me molto stimata ed anche estremamente simpatica, è dettato e supportato da precise norme di legge.

La costante giurisprudenza ha sempre confermato che l’assegnazione dell’arma ad un operatore di Polizia Municipale è un diritto soggettivo. Ovvero una volta conferitagli, da parte della Prefettura competente, la qualifica di agente di pubblica sicurezza, l’Amministrazione comunale deve assegnare l’arma all’operatore di Polizia Municipale. L’assegnazione dell’arma ad un agente della Polizia Municipale è una posizione giuridica da tutelare, posizione giuridica talmente importante che la sua violazione (ossia il non riconoscere/non assegnare l’arma) è “LESIVO IN MODO RILEVANTE”. La disciplina della materia è contenuta nella Legge n. 65 del 7 marzo 1986, Legge quadro sull’ordinamento della Polizia Locale e nel Decreto Ministeriale Interno del 4 marzo 1987 n. 147, Norme concernenti l’armamento degli appartenenti alla Polizia Municipale ai quali è conferita la qualifica di agenti di pubblica sicurezza. E’ importante ricordare che l’armamento nei Corpi di Polizia Municipale è adeguato e proporzionale alle esigenza di difesa personale (art. 1 – D.M. 145/1987), ed è pertanto logico e naturale che qualora non si proceda a tale assegnazione, si leda il diritto dell’operatore alla propria difesa personale.

Ergo i Comuni sono OBBLIGATI ad armare la polizia municipale se svolge i seguenti servizi: SERVIZI ESTERNI DI VIGILANZA, PROTEZIONE DELLA CASA COMUNALE, SERVIZI NOTTURNI E DI PRONTO INTERVENTO. Si badi bene lo stesso dipartimento ha precisato che i consigli comunali possono prevedere ULTERIORI SERVIZI armati ed hanno totale autonomia sotto i profili della spesa connessa all’armamento per scegliere il tipo di arma. In pratica i servizi di cui all’art. 20 del decreto ministeriale citato sono da svolgersi obbligatoriamente armati come scrive il dipartimento del Ministerio dell’interno “perché si tratta sempre di esigenze essenzialmente di prevenzione , il cui svolgimento può concretamente porre in pericolo l’incolumità di chi li esplica”. Per onestà intellettuale la locuzione servizi esterni di vigilanza è generica ma non può che interpretarsi nel senso di “servizi esterni ai locali del Corpo e della Casa Comunale” così come ha anche precisato proprio il Tribunale di Campobasso. Sono da svolgersi in armi i servizi relativi all’esercizio delle funzioni di Polizia giudiziaria di cui all’art. 55 codice di procedura penale, quelli relativi alle funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza ex art. 3 della legge 65/1986 ed i servizi di polizia stradale indicati dall’art. 11 del codice della strada. Al riguardo l’art. 11, comma terzo del Codice della strada dispone che “al ministero dell’interno compete, il coordinamento dei servizi di polizia stradale da chiunque espletati” e non si comprenderebbe che tali servizi fossero svolti da alcuni (Polizia Stradale e Carabinieri) armati e da altri, come le polizie locali che contestano il 78 % delle violazioni del codice della strada che riguardano le norme di comportamento e rilevano il 73,5% dei sinistri stradali, senza arma.

Polizia Municipale motociclisti a selvapiana 1994Il regolamento comunale sull’armamento ha facoltà di individuare il tipo di pistola da assegnare, l’assegnazione in via continuativa o meno, l’assegnazione di altri strumenti difensivi come il bastone estensibile o lo spray antiaggressione e può prevedere il porto dell’arma anche al di fuori dal servizio ex art. 5 della legge 65/1986. Gli enti sono obbligati all’acquisto di armi e a adibire almeno ai servizi previsti dall’art. 20 del decreto ministeriale 145/1987 personale in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza dotato di arma d’ordinanza.

Chi scrive ritiene primario l’accertare con rigore l’idoneità all’armamento da parte degli agenti, ricorrendo ad una puntuale verifica dell’idoneità psicofisica secondo le norme vigenti per le altre Forze di Polizia, e facendo svolgere corsi annuali per il maneggio ed il tiro da svolgersi secondo le regole fissate dal manifesto nazionale. In conclusione gli enti sono obbligati all’acquisto di armi e ad adibire almeno ai servizi previsti dall’art. 20 del decreto ministeriale 145/1987 personale in possesso della qualifica di agente di pubblica sicurezza dotato di arma d’ordinanza.

di Domenico Carola
già Comandante/Dirigente della Polizia Municipale

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