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Emergenza Coronavirus, aumenta il fronte che richiede l’intervento dello Stato in Molise

L’Appello promosso e condiviso da rappresentanze sociali, politiche, istituzionali e da 100 Sindaci del Molise, chiede di valutare da parte dei preposti Organi dello Stato sul territorio regionale, l’opportunità di avanzare per il tramite del Ministro degli Interni, la richiesta di un intervento al Governo Nazionale e nello specifico alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Sanità e al Dipartimento di Protezione Civile, teso a superare la situazione di criticità che si è manifestata in Molise nella gestione dell’emergenza sanitaria “coronavirus”. Il Tavolo Regionale dell’Unità di Crisi pur riunito costantemente non riesce a giungere ad una sintesi operativa condivisa, tanto è vero che ad oggi non si conoscono le ragioni che hanno precluso l’avvio della Fase 4 del Piano Emergenziale predisposto dall’ASReM.

Sanità privatizzataCiò che è necessario dirimere con somma urgenza è la disparità di posizioni tra il Presidente della Regione, Dott. Donato Toma, ed il Commissario ad Acta della sanità, Dott. Angelo Giustini, circa il coinvolgimento o meno delle strutture private convenzionate del Gemelli Molise, IRCCS Neuromed, clinica Villa Ester Bojano, Clinica Villa Maria Campobasso e/o delle strutture ospedaliere pubbliche di Termoli, Isernia, Agnone, Larino e Venafro. Ad oggi, 6 aprile 2020, il solo ospedale in cui vengono trattati i pazienti COVID è il Cardarelli di Campobasso, ma da settimane ci sono 9 pazienti positivi ricoverati all’IRCCS Neuromed di Pozzilli a cui si sono aggiunti 5 pazienti positivi accolti nella struttura ospedaliera di Larino.

“Se non si assume una scelta chiara che può garantire la sicurezza delle strutture sanitarie, la formazione del personale incaricato dotandolo di ogni dispositivo di protezione adeguato e rispettando i protocolli nazionali di trattamento e cura dei pazienti COVID, si rischia di posticipare misure indispensabili per fronteggiare l’emergenza” – discetta anche l’Associazione di Volontariato Giuseppe Tedeschi. “La questione – continua l’Ente del Terzo Settore – non è ascrivibile solo alle medesime difficoltà affrontate in altre regioni nelle Unità di Crisi, ma ha a che fare con i poteri in materia sanitaria che in Molise sono gestiti direttamente dallo Stato dal 29 luglio 2009 ed al momento affidati al Commissario ad Acta Dott. Angelo Giustini, che però è obbligato ad agire secondo le normative ordinarie che disciplinano la figura di chi è preposto a far rientrare dal disavanzo sanitario le regioni inadempienti. Una simile legislazione già farraginosa in assenza di emergenze è un oggettivo cappio al collo in una fase in cui il tempo non è una variabile indipendente per superare la pandemia salvaguardando la vita delle persone. Fermo restando che una recente sentenza del TAR Molise ha confermato che il Presidente della Regione non ha nessun ruolo nella gestione della sanità regione, spetta allo Stato dirimere la questione o attraverso la nomina di un epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità, esperto o studioso, o conferendo poteri aggiuntivi al Commissario ad Acta con mezzi, risorse e strumenti adeguati”.

L’emergenza si supera rispettando le prescrizioni sul distanziamento sociale e avviando misure di salvaguardia che limitano il propagarsi del contagio, tracciano gli spostamenti, sostengano l’attività dei Medici di base e della sanità territoriale, avviino test sierologici diffusi e bonifiche ambientali generali. Se a 66 giorni dalla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale da parte del Consiglio dei Ministri, nella Regione Molise, il tavolo di unità di crisi è sostanzialmente bloccato a causa di normative nazionali che rinviano al buonsenso o alla mera cordialità dei rapporti l’approntamento di provvedimenti che necessitano di risorse, mezzi, personale e percorsi operativi, si pone la questione di competenza delle Prefetture di Campobasso e Isernia circa l’illustrazione di questa criticità preliminare ai preposti Organi Istituzionali Statali.

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