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Strategie politiche dalla periferia

Sto ancora riflettendo sulle elezioni regionali molisane di qualche anno addietro, dove il M5S ha voluto perdere la poltrona presidenziale regionale per quella paura di osare che ancora la attanaglia e che gli fa commettere i peggiori errori politici con gli apparentamenti che va cercando nei partiti storici i quali oramai non sono solo malvisti, ma addirittura odiati dagli Italiani. Alle elezioni regionali del 22 aprile 2018, furono scelti preliminarmente, dalla piattaforma Rousseau del M5S molisano, i candidati necessari per la formazione della lista che avrebbe dovuto concorrere all’agone politico regionale, ne fu scelto uno tra i due che si presentarono per la figura del presidente e ne furono scelti venti tra i 63 che si presentarono per la figura di consiglieri. Tutti a vari livelli titolati e potenzialmente idonei a ricoprire il ruolo scelto, ma l’elettore pentastellato ha potuto scegliere un solo nome per formare quella lista che poi doveva fronteggiare un’intera armata di partiti a dx e sx che si coalizzarono e che si coalizzano di volta in volta per allungare le fauci sulle poltrone che garantiscono il potere e gli affari per un quinquennio.

movimento-5-stelle-computer-tastiera-regionarie-moliseAdesso riflettete un po’ su quello che sarebbe accaduto se il M5S agendo con scaltrezza, evitando il sacrificio di quegli uomini e di quelle donne che hanno avuto qualche voto in meno nella votazione interna, avesse formato almeno tre liste civiche riferite al Movimento Cinque Stelle, con tutti i candidati appiedati a cui è stato impedito ogni fase successiva, che avrebbe significato un generale consenso in più per il Movimento, ma innanzitutto nuove forze di persone che si sarebbero messe volentieri in gioco e in competizione con le altre liste,  per colmare quel vuoto che ha permesso al centro dx di prevalere con gli uomini che uscivano (!) dal passato centro sx.

Sono errori da principianti, ripetuti anche successivamente dal M5S che lo vedrà giocoforza sempre protagonista in negativo perché costretto ad apparentarsi con quei partiti che non riconosce per morale carente e per vetustà di idee e che purtroppo sono incardinati e avvinghiati agli Italiani, costretti a loro volta a votarli perché letteralmente incatenati a quel sistema che tutti odiano, ma che nessuno ha il coraggio di scardinare.
Ebbene il M5S deve avere il coraggio di portare al suo interno più consenso popolare, aprendo ancora di più le porte alle nuove menti giovanili (non disdegnando i vecchi saggi, però!), che potranno spezzare quelle catene che vedono i giovani soggiogati ai partiti tradizionali che non sanno, oramai, esprimere nessuna nuova idea.

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