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Per riscoprire il cammino delle Umane dimensioni

Il Museo Civico di Guardia Sanframondi sta ospitando una vera e propria “Mostra nella Mostra”, capace di mettere in luce, grazie soprattutto all’energia concettuale del Maestro Ernesto Pengue ed alla fattiva collaborazione dell’Assessore Morena Di Lonardo, i tratti antichi, ma al tempo stesso innovativi, della guardiesità autentica. Una lettura artistica che evidenzia, con la compostezza del messaggio sannita, la necessità, da parte dell’uomo contemporaneo, di riscoprire il cammino delle “Umane dimensioni” nell’orizzonte dell’approfondimento spirituale, civile e produttivo. In effetti, la società frenetica di oggi, avendo accantonato il senso dell’idealità, attraversa ogni fertilità emotiva con il passo del peggiore cinismo contabile. In tale scenario globalista vige, in tutto e per tutto, l’amore sfrenato per il numero, incentrato per lo più sull’inconfessabile paura per un futuro condiviso che, in un modo o nell’altro, caratterizzerà l’uomo del domani. Per questi motivi, stiamo vivendo, secondo molti studiosi, un’epoca di transizione con tutte le contraddittorietà dei riflussi antistorici.

Ciò posto, l’attuale dinamica sociale sta proiettando, comunque, con buona pace degli accaniti nostalgici, gli uomini liberi verso una nuova dimensione cognitiva, sia sul piano sociale, che valoriale. In tal senso, la Comunità sanframondese, essendo figlia della cultura policentrica matesina, rappresenta, coerentemente, una vera e propria sentinella naturale della dimensione storica. Guardia, non a caso, conserva il senso sacro degli italici, non disgiunto dal rispetto per la laboriosità creativa della migliore tradizione rinascimentale. Nel corso dei secoli, infatti, il centro antico dei Sanframondo accolse genti e culture illuminate, capaci di riplasmare, per mezzo di una visione solidaristica e sostenibile, ogni modello produttivo. Allo stesso tempo, la Corporazione dei cuoiari seppe impreziosire ed arricchire sia la tradizione identitaria del popolo guardiese, che il tessuto connettivo del modello economico cittadino, basato com’era sulla forza propulsiva di un sistema creditizio innovativo, perfettamente in sintonia con le istanze degli imprenditori del tempo. Non mancarono, naturalmente, pregevoli interventi stilistici nell’arte e nell’architettura urbana che, ancora oggi, richiamano l’attenzione di valorosi intellettuali.

Sfortunatamente, la Comunità cittadina ha subito lo scippo, da parte dei soliti ignoti, durante la notte tra il 13 ed il 14 novembre del 1984, di una parte significativa del proprio patrimonio artistico, inserita dagli Enti campani dell’epoca nel Museo degli Argenti presso l’Oratorio Filippino. Ciononostante, il codice genetico della tradizione artistica guardiese è rimasto immutato. Conseguentemente, le giovani generazioni stanno riscoprendo, in sintonia con le tradizioni delle Comunità del Matese, le radici profonde della dimensione umanistica.

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