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Per la Rinascita delle Aree Interne

La crisi politica italiana sta smascherando, anche alla luce della nuova pressione tributaria, gli artefici dell’antistorica programmazione posta alla base del regionalismo differenziato. Le nuove generazioni, in effetti, stanno abbandonando un’Italia che è rimasta, per troppi anni, nostalgicamente legata al consociativismo burocratico di stampo clientelare. In questo problematico scenario, il ceto medio continua a finanziare pazientemente le indifendibili sovrastrutture elefantiache, basate sull’applicazione di regolamenti improduttivi e contraddittori. Intanto, dalla territorialità molisana non si è fatto attendere il monito di Micaela Fanelli che, nella qualità di dirigente nazionale dell’Anci, ha invitato le forze politiche ad affrontare decisamente il problema delle aree marginali. Conseguentemente, la dirigente politica ha rimarcato l’impegno fattivo sui Fondi europei Fers, dettagliatamente discusso lo scorso ottobre a Campobasso. Un risultato importante che, grazie alla concertazione solidale europea, ha garantito i primi 3 miliardi di euro in arrivo da Bruxelles. Per tali ragioni, la Fanelli ha sottolineato l’importanza di formare velocemente un nuovo Governo, capace di stabilire, sotto il profilo della governance ministeriale, una responsabilità politica precisa per le Aree Interne, idonea a potenziare la dimensione policentrica dell’Italia territoriale. Il sistema politico nazionale dovrà, pertanto, riflettere seriamente sul modello europeo, il quale rappresenta, di fatto, il solo e valido punto di riferimento in un mondo globalizzato. Allo stesso modo, le economie finanziarie dovranno saper interpretare, negli ambiti degni di attenzione, le peculiarità migliori, in quanto capaci di assicurare crescita sostenibile e benessere diffuso.

Sul versante beneventano del Matese.
La situazione campana continua, altresì, a presentare sorprese di ogni specie, sia sul piano politico, sia in termini di assetto ambientale. Sta di fatto che ha destato clamore la notizia relativa all’ennesimo “potenziamento strutturale” dello Stir di Casalduni. L’impianto del comune matesino, pur essendo collocato nel vasto e pregiato territorio della Falanghina e dell’Aglianico, dovrà ospitare, infatti, i rifiuti provenienti dall’area campana sic! Nulla di nuovo, invece, per quanto riguarda la querelle eolica, malgrado la crescita della sensibilità ambientale da parte delle popolazioni del Sannio meridionale. In buona sostanza, la provincia di Benevento continua a pagare lo scotto dell’insignificante ruolo politico in ambito regionale. Una buona notizia, ad onor del vero, giunge dall’area sanlupese, vale a dire lì dove l’Ente regionale del Matese ha deciso di patrocinare, in comunione di intenti con la Consulta delle Associazioni, un incontro formativo sul Parco Nazionale, che si svolgerà durante il prossimo mese di settembre. Esso tratterà, peraltro, il ruolo storico dell’imponente fortificazione sannitica di Cominium Ocritum, insediata dai Pentri fra i monti di Guardia Sanframondi, Cerreto Sannita, San Lupo, San Lorenzo Maggiore, Casalduni, Pontelandolfo e Morcone.

Documento del Fronte Sannita
Le Associazioni dell’area guardiese invitano, attraverso la collaborazione solidale della Consulta del Matese, i Consiglieri regionali campani a riconsiderare positivamente la caratteristica idrogeologica dell’intero Comprensorio matesino. In effetti, le predette realtà territoriali intendono ricordare alla classe dirigente regionale l’esistenza sia dell’ampio corridoio naturalistico Guardia Sanframondi-Sepino, sia dell’importante bacino imbrifero sanlupese. Conseguentemente, la nuova normativa campana dovrà salvaguardare e valorizzare non solo i bacini lacuali e fluviali, quanto soprattutto le risorse sotterranee dell’area carsica matesina.
San Potito Sannitico, 23 agosto 2019.

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