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Decreto sicurezza bis, a Campobasso uno striscione contro Salvini: “Giullare!”

“Con i decreti ci vuoi fermare, ma la fede non la puoi arrestare… Salvini giullare!” E’ questo il testo dello striscione apparso nella tarda mattinata di oggi nei pressi del sovrapassaggio del terminal bus, a Campobasso. Uno striscione targato CNCB, cioè Curva Nord Campobasso, contro il ministro dell’Interno leghista Matteo Salvini e in particolar modo contro l’ultimo decreto approvato dal Parlamento, denominato “sicurezza bis”.

Il decreto in questione si compone di 18 articoli e si occupa di soccorso in mare e di riforma del codice penale per quanto riguarda la gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di protesta e sportive: “Si introduce una nuova fattispecie delittuosa, che punisce chiunque, nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, utilizza – in modo da creare concreto pericolo a persone o cose – razzi, fuochi artificiali, petardi od oggetti simili, nonché facendo ricorso a mazze, bastoni o altri oggetti contundenti o comunque atti ad offendere”. Sono previste aggravanti “qualora i reati siano commessi nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”.

Nelle manifestazioni pubbliche e aperte al pubblico è vietato l’uso dei caschi o di qualsiasi altro dispositivo che renda irriconoscibile una persona. All’articolo 7 si prevede di inasprire le pene per chi compie una serie di reati: “Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale”, “Resistenza a un pubblico ufficiale”, “Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti”, “devastazione e saccheggio”, “Interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità”. Sono inasprite le pene per oltraggio a pubblico ufficiale.

Tante le critiche rivolte al testo del decreto, non solo dai tifosi campobassani, con la protesta odierna, ma anche da autorevoli esperti del settore, come l’associazione Antigone che ha evidenziato la mancanza dei presupposti di urgenza necessari al ricorso a un decreto-legge: “Le norme in materia penale e di polizia si caratterizzano per un tratto comune, ossia una forma ulteriore di criminalizzazione del dissenso che non è giustificabile con la necessità di garantire manifestazioni pacifiche. Si tratta dunque di norme in materia di manifestazioni pubbliche che prevedono aumenti di pena o nuove circostanze aggravanti, andando addirittura a irrigidire il testo unico di polizia del 1931 di epoca fascista. L’urgenza e la straordinarietà delle norme non trovano legittimazione alla luce di quanto accaduto nell’ultimo anno. Il paese non è minimamente attraversato da conflitti violenti che legittimano nuove norme repressive nei confronti di chi protesta in piazza”.

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