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Al via al Palazzo Baronale di Macchia D’Isernia “Castello in Opera”

«Non si può credere a una cosa impossibile».
«Ti sbagli, è che non ti sei allenata. Quando ero giovane, mi esercitavo mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a 6 cose impossibili prima di colazione.»

Con le parole di Alice nel Paese delle Meraviglie si apre la mostra d’arte, emozionale, organizzata dall’Amministrazione Comunale di Macchia D’Isernia, dall’assessorato alla Cultura, dal Centro Studi Agorà e dall’associazione Origami, che si terrà sabato 3 agosto nel Palazzo Baronale abitato dalla famiglia De Jorio Frisari Petrecca. “Castello in Opera” è l’iniziativa della giovane amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Martino, che ha deciso, grazie al contributo fattivo degli assessori Maria Melito e Daniela Bruno, di investire sulla punta di diamante del territorio, il castello, uno dei pochissimi d’Italia stabilmente abitato e curato con amore dai proprietari, per sviluppare un’offerta culturale e turistica di qualità, per inserire il borgo di Macchia nei circuiti dei viaggi internazionali, visto anche l’interesse per la struttura manifestato da cinesi, russi e giapponesi.

Per l’appuntamento di sabato 3 agosto, è fissato per le 21.00 il Concerto lirico della soprano Federica D’Antonino e del baritono, Gaetano Merone accompagnati al piano da Francesco Cipullo, con un programma variegato e coinvolgente che comprende Arie d’opera, canzoni lirico pop e il meglio della canzone napoletana. Il concerto, presentato dalla giornalista-artista, Mina Cappussi, sarà momento di inaugurazione per la mostra a castello. e-MOVO Mirr or Art – Women Earth, SOLO emotional EXPOSITION IN THE CASTLE a cura del prof. Giulio de Jorio Frisari che vede la stessa Cappussi in veste di artista.

“E’ lo specchio di Alice che si nasconde dietro ogni mio quadro – ha spiegato la pittrice – il varco nel mondo “altro” che capovolge la visuale, la deforma, ribalta, muta e mette sottosopra ciò che si è minuziosamente costruito”. Quadri, dunque, come veri e propri strumenti di indagine, per guardarsi dentro e riconoscersi, per vedere quelle paure e quelle parti di noi che non vogliamo o non possiamo accettare.

Una occasione ghiotta, quella offerta dalla serata inaugurale, dove critico e artista si confrontano sulla linea evanescente della speculazione filosofica: personalità a confronto, storie e visioni che dialogano, messaggi che interpretano e alludono. Un gioco intellettivo-emozionale che non sfuggirà al visitatore attento, laddove la musica sarà filo conduttore della visione in una esperienza immersiva totalizzante. Più che visitatori nell’accezione classica del termine, sono attesi a castello i famosi “fruitori specchianti” pronti ad un consulto a cospetto con le “visioni” dell’artista che ha esposto a New York, Dubai, Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti),Washington, Hollywood, Barcellona, Parigi, Berlino, Roma, Milano, Brera, Bologna, Monreale, Padova, Palermo, Nettuno, Bojano, Petrella, con il prof. Philippe Daverio e il prof. Giorgio Grasso a Bologna Expo, con Vittorio Sgarbi a Milano, Padova, Cervia, e nelle più belle chiese di Roma al cospetto di opere di Caravaggio, Michelangelo, Tiziano, Raffaello.

“La Cappussi – le parole di Giulio de Jorio Frisari dichiara la sua poetica organizzando in senso propriamente, nobilmente, politico le linee guida della sua esperienza. La linea d’ombra che divide arte e pubblico viene negata per un rapporto in forma di transfert sulla base di un tema arcaico, quello dello specchio, di matrice platonica (Repubblica e Timeo), che fa comprendere come la Cappussi sia legata ad un universo, ad una tradizione maturata nella frequentazione delle opere e in un rapporto empatico con la dottrina che è penetrato e penetra nella sua prassi traducendosi in vitalismo creativo. E’ una tradizione impegnata nella ricerca del senso visionario e potentemente onirico, ma da intendersi nella dimensione per cui le opere offrono elementi posti, alla Edgard Allan Poe, sulla soglia della percezione: nella quotidianità e nell’emergere di forme che rivelano l’opposto o la loro precarietà, un rivelare che si attua nella essenziale linea naif del disegno riempito da cromatismo per lo più vivace in acrilico che gioca sulla molteplicità generata dalle linee apparentemente stereotipe. La presenza vissuta degli storici sperimentalismi del surrealismo – ivi compresa la scrittura automatica, il segno immediato che registra l’impressione – sperimentalismi curvilieni e puntiformi alla Klimt o densi cromaticamente e ambigui negli esiti delle forme alla Max Ernst, fa parte di un nesso tra ideologia, ovvero dimensione programmatica, ed esecuzione, ovvero creazione”.

Nella stessa serata è prevista l’inaugurazione dell’importante mostra di Arturo Beltrante, originario di Macchia e fondatore degli Artisti Isernini, e di Minna Cammarano, allieva di Kokoschka, in collaborazione con lo Spazio Arte Petrecca.

Tra le esecuzioni concertistiche in programma troviamo arie dal Don Giovanni di Mozart, “L’italiana in Algeri” di G. Rossini, “Cin Cin la” di C. Lombardo, “Beautiful that way”- Noa, “Maria” dal musical  “ West side story”, “Memory” dal musical “Cats”, il celeberrimo New York, New York- Frank Sinatra, “Can’t help Falling in love”- Elvis Spresly e le partenopee “Te voglio bene assai” di A. Longo, “Dicitancell vuje” di Fusco/Falvo, “Tu si na cosa grande”di D. Mudugno, “Core ngrato”di Cardillo/Carolli, Funiculi funiculà di Turco/Denza e l’intramontabile O sole mio di Capurro/Di Capua

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