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Sanità, Cgil: “La risposta deve essere politica”

Riceviamo e pubblichiamo dal segretario generale della CGIL Cdlt Molise Paolo De Socio

Il quadro generale della Sanità molisana, frutto sicuramente di scelte approssimative adottate negli scorsi anni che eufemisticamente e benevolmente si possono definire poco oculate, rischia di essere oltremodo compromesso dall’annuncio dell’anomala proposta di Regionalismo differenziato che facendo venire meno alcuni principi cardine di solidarietà nazionale minerebbe ulteriormente, per derivazione di poco auspicabili scelte politiche centrali, una situazione già devastata da ataviche mancanze di programmazione e organizzazione regionale. La CGIL nelle scorse settimane ha provato, con diverse iniziative e con la grande manifestazione di Reggio Calabria del 22 giugno,  ad alzare il livello di attenzione sui rischi che potrebbero acutizzarsi in alcuni settori. L’ex senatrice della Repubblica Nerina Dirindin proprio nel corso di una delle iniziative proposte dalla CGIL Regionale, ha evidenziato che il sistema sanitario nazionale, così come era stato concepito, rischia di essere il termometro rilevatore di un disegno, ormai nemmeno tanto occulto, per lo smantellamento definitivo del welfare pubblico e di ampi pezzi di stato sociale. La CGIL più volte ha ribadito che trasformare la salute in merce per trarne semplice profitto, mina alla base il concetto fondamentale di diritto universale. Va rilanciato il concetto richiamato spesso anche nell’ultimo congresso nazionale CGIL, che la salute si tutela in maniera universale e costituzionale, perché ciascuno la finanzia secondo le proprie possibilità e ciascuno ne usufruisce secondo il proprio bisogno. La salute, in questa accezione,  è un costo che può diventare un bene e un investimento in termini di diffusione collettiva anche di un sistema organizzato di prevenzione e quindi questo è un settore che va necessariamente implementato e governato da una politica nobile e di alto livello. Da questo punto di vista, constatare che ci sono movimenti spontanei e comitati che preoccupati dalle ricadute dei tagli indiscriminati protestano in maniera legittima e accorata, è senz’altro un segnale di esasperazione che va raccolto e interpretato. Bisogna decifrare bene, però, i messaggi che arrivano da più parti e che parlano di mantenere fuori la politica (…e i sindacati ? !)  da queste più o meno riuscite manifestazioni. Per conto nostro è proprio la politica che va coinvolta e che deve assumersi la responsabilità della programmazione, dell’individuazione dei bisogni e delle risposte adeguate per assicurare diritti a tutti. In questi anni, sia in ambito nazionale che in ambito locale, abbiamo visto quali sono stati gli schieramenti (in verità trasversali…) che hanno favorito il progressivo depauperamento della sanità pubblica ma non è questo il momento di proporre inutili e strumentali processi popolari ai diversi interpreti politici perché è opinione diffusa che tanti sarebbero gli imputati e pochi gli assolti. Se dovessero esserci risvolti giudiziari rilevanti e conseguenti colpevoli, se si certificano intrecci e collusioni tra diversi soggetti, proviamo a chiedere magari che vengano fatte le dovute indagini dagli organi preposti e che venga punito chi deve essere punito. Noi, in questo momento, dobbiamo assumerci il compito di sollecitare la POLITICA. E la politica, tutta la politica a 360°, deve essere richiamata ora alle proprie responsabilità per tirare fuori cittadini e lavoratori da questo imbarazzante stato di empasse dal quale, evidentemente, non si esce ricorrendo a commissari e graduati di turno che devono impiegare parte del loro tempo solo per calarsi nella nostra complicata realtà e per adottare piani regionali fallimentari come accade ormai da tredici anni a questa parte in Regione con un dubbio profilo di legittimità : lo stato che per tredici anni commissaria se stesso e che grazie a questa azione evita il confronto con parti sociali, con la politica stessa, con sindaci, amministratori locali e con le organizzazioni professionali senza produrre alcun risultato di rilievo andrebbe redarguito e rimosso in tempi rapidissimi a tutti i livelli e in tutte le sue componenti…..altro che tredici anni ! Iniziamo a dire, magari tutti insieme, che non è la politica che deve restare fuori dalle scelte in materia sanitaria ma che vanno eliminate  – ora e per sempre – la SPARTIZIONE e la LOTTIZZAZIONE politica  e che va incentivata, questo si, anche attraverso una organizzata spinta della volontà popolare,  una buona politica sui diritti essenziali e costituzionali in materia di sanità concepita come servizio pubblico e universale a prescindere dal colore del rappresentante di turno locale o nazionale che la propone. Lo sbando della sanità molisana, come precedentemente accennato, ha radici antiche ed è tristemente accomunato a quello di altre Regioni collocate nel bistrattato mezzogiorno del Paese. Bene ricordare che, in più di una occasione, le vicissitudini della gestione dell’intero sistema regionale sono state oggetto di varie attenzioni (più spesso giornalistiche che giudiziarie) e anche di interventi che hanno avuto un risalto mediatico nazionale. Basti pensare  alle tuonanti dichiarazioni degli scorsi anni del Governatore campano De Luca che, poco dopo il suo insediamento, parlando del piano ospedaliero campano, aveva evidenziato l’anomala  “migrazione” dei suoi conterranei  verso il nostro Molise e in particolare verso una struttura situata in zona di confine interregionale.  Gli stessi dubbi, riferiti in quel caso alla mobilità passivacampana, sono venuti a tanti di noi allorquando, con interpretazione ondivaga delle direttive del (giustamente) vituperato decreto Balduzzi, venivano smantellati interi pezzi di Sanità PUBBLICA – eclatante l’esempio  del reparto di neurochirurgia dell’Ospedale “A. Cardarelli” di Campobasso – mentre proliferavano i posti letto – sempre PUBBLICI – presso la stessa struttura oggetto delle colorite ed eclatanti attenzioni del  Presidente regionale campano. La notizia di questi giorni dell’affossamento definitivo della Neurochirurgia molisana con tutto ciò che ne consegue per terapie salva vita nelle quali il tempo non è una variabile trascurabile la dice ancora più lunga sulla necessità di programmare uno sforzo collettivo straordinario. Oggi forse, dopo le ripetute e dovute analisi, sarebbe il caso di proporre la costituzione di quel blocco sociale che orienti le azioni della politica in maniera tale da evitare che i decisori regionali pro tempore siano condizionati da potentati economici locali che hanno interessi contrastanti rispetto a quelli che dovrebbe invece garantire un sistema pubblico e universalistico in materia sanitaria  e di diritto alla salute. Nei giorni scorsi abbiamo proposto una sorta di moderno compromesso storico nel nostro Molise che, fuori dalle beghe di parte che poco interessano cittadini e lavoratori molisani, provi a trovare una sintesi per interventi urgentissimi da operare (e/o da sollecitare) nella nostra Regione in drammatica crisi occupazionale e sociale. Comprendiamo che la parola compromesso storico presuppone maggiore tempo per la sua messa in atto e forse un background di altro e alto spessore. Quindi rilanciamo la proposta di un più semplice, necessario, irrimandabile e praticabile patto di non belligeranza temporaneo tra attori e comparse dei diversi schieramenti che prenda forma a partire dai Consigli monotematici sulla SANITA’ e sul LAVORO che dovrebbero caratterizzare il lavoro politico dei prossimi giorni. Immediatamente vanno condivise e  rilanciate in tutte le sedi con una platea più vasta possibile,  iniziative fruibili sul territorio in attesa di una riorganizzazione strutturale dell’intero sistema sanitario, facendo leva anche sulla possibilità di ottenere deroghe normative rispetto a cosa deve significare avere nel medio/lungo periodo un ospedale specialistico di secondo livello considerata la dimensione e la struttura orografica della nostra amata regione che è afflitta anche da drastici problemi infrastrutturali che complicano la mobilità e lo spostamento delle persone e quindi dei pazienti. Bisogna inoltre programmare in maniera condivisa (possibilmente non campanilista) e rendere esigibile, nell’immediato, quel poco che di buono è stato fatto in termini di Patto per la salute e su come può essere declinato concretamente nella nostra realtà regionale; bisogna rendere fruibili per tutti i cittadini i contenuti positivi riportati dal Piano Nazionale in termini di liste di attesa; bisogna in tempi brevi capire che idea si ha della medicina territoriale e prevedere un suo potenziamento che dia una indicazione certa sull’apertura e le competenze affidate alle case della salute che devono essere rese funzionali grazie a personale qualificato e apparecchiature adeguate per rispondere ai bisogni reali delle persone che, nonostante tutto, scelgono ancora di vivere in Molise; bisogna creare un sistema di regole certe per la tutela omnicomprensiva del malato certificato per evitare che dopo la visita specialistica ci siano ulteriori rimandi a tortuosi iter di richieste e approfondimento (che spesso alimentano i “viaggi dell speranza”) per la determinazione delle diverse patologie, sopratutto di quelle gravi e complesse. Bisogna scongiurare, come giustamente richiamato dall’ordine dei medici, che improvvisati desiderata che non considerano la drammatica e (sicuramente) deprecabile condizione in termini di dotazione organica e standard di qualità e sicurezza di alcune strutture e reparti,  aumentino il rischio clinico e mettano oltremodo a repentaglio la salute e la vita dei diversi pazienti. La CGIL del Molise è interessata a condividere con una platea ampia di lavoratori, cittadini, sindaci, amministratori a vario livello azioni straordinarie per il rilancio di una piattaforma complessiva sui temi della sanità pubblica e integrata e per focalizzare l’attenzione della politica e degli organismi preposti su obiettivi territoriali precisi, tangibili e immediatamente raggiungibili come quelli sopra elencati.

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