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Elezioni europee, Confcommercio Molise: Le sfide e le proposte ai candidati in campo

In occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo del 26 maggio anche Confcommercio Molise, a margine del Consiglio Generale che ha incontrato nei giorni scorsi il mondo della politica, segnala sfide e chiede risposte politiche prioritarie ai candidati di tutte le liste in campo per l’assemblea di Strasburgo.

“Una riflessione utile anche per i candidati sindaci nelle decine di comuni molisani al voto – dichiara in proposito il direttore Irene Tartaglia – che oggi hanno bisogno di un’Unione Europea che dia risposte vere alla crisi che ha sradicato con più forza l’economia delle aree disagiate e interne del Meridione. Prime sentinelle capaci di intercettare bisogni e richieste da parte dei cittadini e delle imprese del nostro territorio, alle quali è sempre più difficile fornire risposte adeguate.”

Otto sfide politiche generali e sette politiche trasversali per rispondere alla crisi dell’Europa e cogliere nuove opportunità anche per il Molise. Proposte che, con realismo e determinazione, guardano al futuro: dei giovani, anzitutto, che considerano l’Europa come la dimensione naturale della loro cittadinanza. E’ nostra la responsabilità di rendere sempre più grande il loro orizzonte e sempre più forte il loro futuro. Per questo Confcommercio pone sfide e risposte di tipo istituzionale ed economiche per un’Unione che sappia decidere ed esercitare politiche “alte” (da una politica comune per i flussi migratori agli investimenti in formazione ed infrastrutture sociali) e che dovrà impegnarsi per una compiuta  declinazione del principio di sussidiarietà da parte dei diversi livelli di governo e nel rapporto con le parti sociali. Un’Unione che richiede compiutezza d’integrazione economica (e non solo monetaria) a partire dall’integrazione fiscale e finanziaria, quanto impulso alle riforme strutturali ed alla domanda aggregata dell’eurozona.

Per questo Confcommercio pone tre proposte, nella direzione dell’integrazione che serve. La prima è l’esclusione degli investimenti pubblici cofinanziati dai fondi europei dal computo del deficit rilevante ai fini dei patti di finanza pubblica europea. Se ne gioverebbe, infatti, la capacità complessiva dell’Europa di investire sul suo futuro: a partire dalle reti infrastrutturali e dagli investimenti in innovazione e capitale umano. Ma anche in riferimento ai temi dell’agenda urbana ed ai processi di rigenerazione urbana come parte integrante di un modello di crescita europeo più sostenibile. La seconda proposta è il completamento dell’Unione bancaria, attraverso il pilastro dello schema unificato di garanzia dei depositi, agevolando così la circolazione dei capitali ed attenuando squilibri di credito e di investimenti. La terza proposta è la messa in campo di un’efficace web tax europea. Perché la competitività europea sul digitale va perseguita, ma un’equa tassazione delle multinazionali del web è davvero una regola di base per il corretto funzionamento dei mercati dei prodotti e dei servizi e per il giusto finanziamento dello stesso bilancio europeo.

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