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I servizi di volontariato: l’ennesimo problema per gli Enti Locali

L’avevamo anticipato qualche anno addietro quello che oggi il Dipartimento di Protezione Civile, in materia di volontariato, ha reso noto con una propria nota indirizzata al proprio personale volontario, ma che per similitudine si estende a tutti coloro che prestano la propria opera volontaria anche per altri enti pubblici che ostinatamente insistono, nonostante avvertimenti, su possibili e probabili inciampi con la giustizia allorquando nei servizi di volontariato dall’ente richiesti, capita che si verifichi un problema che vede coinvolto un volontario, nonostante la sua prestazione gratuita e in favore della collettività.

E’ di questi giorni la circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Protezione Civile che intima il divieto ai propri volontari di svolgere servizi di polizia stradale e detenere e adoperare per tali servizi, palette istituzionali che potrebbero anche essere usate, ma esclusivamente  in caso di emergenza e se espressamente autorizzate dagli organismi istituzionali (Polizia locale, statale, CC), su indicazione e limiti, da questi ultimi, ben chiariti.
Identico problema, assimilabile ai volontari di protezione civile, si presenta anche per i volontari cosiddetti “nonni vigili”, “guardie volontarie”, “guardie ambientali”, “giacche verdi”, etc. etc. allorquando, non ricoprendo nei compiti usuali  le funzioni di emergenza sopra indicate e richieste eccezionalmente dagli organismi istituzionali (polizia locale, statale, carabinieri), non possono in alcun modo svolgere funzioni di ausiliari del traffico.

Un simile comportamento si prefigurerebbe infatti come reato, punibile con la reclusione fino a 2 anni ai sensi dell’Art. 347 del Codice Penale “Usurpazione di funzioni pubbliche”. E’ pertanto fondamentale per la legittimazione, il supporto in “affiancamento” alla polizia locale, qualora si verifichino situazioni di tale gravità e complessità da non consentire l’assolvimento dei servizi di polizia stradale con le sole risorse riconducibili ai soggetti individuati all’art. 12 del D.Lgs. 285/1992, (Codice della Strada-Espletamento dei servizi di polizia stradale). Solamente in questo caso ed esclusivamente su richiesta del soggetto competente (agente, sottufficiale o ufficiale di P.L.), il volontario potrebbe svolgere tali servizi, poiché per la gravità del momento, il soggetto competente, non può non essere presente.
Per similitudine al volontariato della Protezione Civile, le organizzazioni di volontariato di qualsiasi ente quindi, non possono e non devono dotarsi di strumenti per l’espletamento di servizi diretti a regolare il traffico, quali, ad esempio, sono i segnali distintivi di cui all’art. 24 del D.P.R. 495/1992 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del Codice della Strada) comunemente definiti “palette”.
Infatti l’art. 497-ter del Codice penale recita: “Chiunque illecitamente detiene segni distintivi, contrassegni o documenti di identificazione in uso ai Corpi di polizia, ovvero oggetti o documenti che ne simulano la funzione, è punito con la reclusione da 1 a 4 anni”.

Le “palette” rientrano sicuramente tra gli oggetti in dotazione ai Corpi di polizia e non basta apportare piccole modifiche per renderle “legali”, né tantomeno personalizzare con scritte, loghi e simboli il disco della paletta, per non incorrere nell’azione penale della Magistratura.
Il ministero dell’Interno, con la circolare del 17/3/2006 n° 557/PAS/3418-10100, ha chiarito e precisato che: «rientrano nella fattispecie di cui all’art. 497/ter anche i segni distintivi che, pur senza riprodurre più o meno accuratamente gli originali, ne simulano la funzione: sono cioè idonei a trarre in inganno i cittadini circa la qualità personale di chi li dovesse illecitamente usare».

L’uso illegittimo del “segnale distintivo” può configurare la denuncia a piede libero per violazione degli artt. 323 Codice Penale con una pena da 6 mesi a 3 anni di reclusione; oppure art. 471 C.P. con una pena fino a 3 anni di reclusione e multa fino a € 309,00.
L’art. 497/ter del C.P. prevede che chi usa o detiene una “paletta” soggiaccia alla pena della reclusione da 1 a 4 anni. Senza contare che il successivo art. 498 punisce con una “semplice” sanzione amministrativa da € 154,00 a € 929,00 chi usurpa “titoli e onori” diversi da quelli previsti dall’art. 497/ter.
Per quanto concerne invece i lampeggianti Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il decreto del 5 ottobre 2009, pubblicato sulla G.U. n. 247 del 23.10.2009, individua, tra i soggetti ai quali è consentito l’uso dei dispositivi acustici supplementari di allarme e dei dispositivi supplementari di segnalazione visiva a luce lampeggiante blu, fissi o mobili, per l’espletamento di servizi urgenti di istituto, autoveicoli e motoveicoli adibiti ai servizi di protezione civile impiegati in caso di emergenze di cui all’art. 2, comma 1, della legge 24 febbraio 192 n. 225, ivi compreso lo spegnimento di incendi boschivi.
Tali dispositivi possono essere istallati su veicoli immatricolati a nome delle Organizzazioni di Volontariato operanti nel settore della protezione civile, iscritte nell’Albo Regionale e delle Organizzazioni iscritte nell’elenco nazionale del Dipartimento della Protezione Civile ai sensi dell’art. 1 del D.P.R. 194/2001 che ne dispongono a titolo di proprietà, di usufrutto, di locazione con facoltà di acquisto (leasing) ovvero di acquisto con patto di riservato dominio.
L’art. 3 del succitato Decreto del 5 ottobre 2009 disciplina le condizioni per l’uso dei dispositivi supplementari da parte di Organizzazioni di Volontariato e nello specifico prevede la possibilità di utilizzo dei dispositivi quando ricorrano i seguenti tre casi:

  • gli autoveicoli e i motoveicoli adibiti ai servizi di protezione civile siano impiegati in caso di emergenze, di cui all’art. 2, comma 1, della legge n. 225 del 1992, ivi compreso lo spegnimento di incendi boschivi;
  • l’intervento delle Organizzazioni di Volontariato sia appositamente richiesto da parte delle competenti autorità di protezione civile mediante comunicazione scritta;
  • ricorrano le circostanze per considerare il servizio in atto come urgente ai sensi dell’art. 177, comma 1, del decreto legislativo n. 285/1992.
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