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Intervista a Angelo Palladino: l’autore racconta l’ultimo libro sul dialetto campobassano

Si chiama “Cambuasce Ngoppe e ‘bbasce”  l’ultima opera dell’architetto e scrittore campobassano Angelo Palladino. Un volume sul dialetto, la storia, i nomi e i luoghi del capoluogo molisano che succede al volume scritto nel 2006 “Cambuasce mie. Storia, ricordi, rime, canzoni e umorismo”. Abbiamo intervistato l’autore del libro per conoscere a fondo da cosa nasca l’idea di redigere questo volume.

Architetto da cosa nasce l’idea di pubblicare un libro sulla sua città?
L’idea è di dare un mio contributo alla conoscenza di alcuni luoghi della città, della loro storia e dei loro nomi. Il libro “Cambuasce ngoppe e bbasce” Dialetto, storia, nomi e luoghi” (del 2018) è il secondo su Campobasso. Il primo è “Cambuasce mie Storia ricordi, rime, canzoni e umorismo” (del 2006). Il secondo è anche una continuazione e approfondimento dei temi trattati nel primo, come quello dell’annosa questione sulle denominazioni Foce e Fota (o Fota) sollevata, a suo tempo, dal poeta Campobassano Giuseppe Altobello. A riguardo riporto uno stralcio della mia presentazione:

“Il libro precedente iniziava con queste due citazioni:

  1. “Il passato è comprensibile per noi soltanto alla luce del presente, e possiamo comprendere il presente unicamente alla luce del passato. (E. H. Carr)”.
  2. “Ogne ccose aveva nu poscte
    che la gende là apposcte.
    O na casa o na viarelle
    m’arrecorde na scturielle”.
    (Angelo Palladino).
    Traduzione: Ogni cosa aveva il suo posto / con la gente appartenente al posto. / O una casa o una
    piccola via / mi ricorda un fatto o un racconto”. (Nb: La coppia di lettere sc davanti alla t si pronunzia come in sciare e scemo).

Il nuovo libro ricomincia dall’origine del nome Cambuasce,e si sofferma sui suoni del suo dialetto, in particolare su quelli delle coppie di consonanti mb e nd trascritte, generalmente, da quelli che scrivono in dialetto, con le coppie mp e nt italiane.

Alberto Cirese, nella sua prefazione a Tiempe d’allora scriveva: “quando la voce jesce da ru core ogne parlata je cande a rime”. In questo caso il poeta Cirese usa la coppia di lettere nd, per la parola cande, invece di quelle italiane nt. In altri Cirese usa la coppia nt, perché il suo intento era quello di creare, su base etimologica, un “dialetto tipo” molisano, “che potesse essere letto e compreso in ogni luogo”. Tuttavia, nelle sue “Alcune regole di pronunzia del dialetto molisano”, pone la questione al contrario: si scrive nt, ma, nella pronunzia (nella lettura), la t “ha valore di d”; si scrive mp, ma la p ha valore di b. E così per altri suoni”.

Cosa intende trasmettere ai suoi lettori nello sviscerare ricordi di strade, fontane, monumenti e reperti più rappresentativi di Campobasso?
Come si evince dal sottotitolo, i luoghi sono legati ai loro nomi che variano nel tempo e, quindi, alla storia e al dialetto.   In sintesi, descrivo i luoghi e i loro nomi come testimone e studioso per offrire ai lettori un patrimonio culturale, che è legato al dialetto. Ritengo utile evidenziare che ho imparato il dialetto campobassano, come altri, oralmente nel quartiere di Sant’Antonio Abate e dai miei genitori che discendevano dalle antiche famiglie campobassane Palladino e De Santis. Sono un sandandunare e scrivo l’aggettivo sandandunare con la doppia coppia di lettere nd, invece di nt, secondo i suoni che ho imparato nella mia fanciullezza, confermati anche da studiosi specialisti in linguistica, tra i quali Geralde Rohlfs.

Come mai, secondo lei, le bellezze di questa città sono ai molti sconosciute e poco valorizzate?
Nel mio libro non tratto l’argomento delle cause delle carenze cui lei fa riferimento. Ritengo che quest’ultime siano diverse e mi limito a segnalare, in questa intervista, il poco tempo e/o l’assenza dell’insegnamento a scuola, della storia dell’arte e della storia dei luoghi in cui si vive. Ribadisco, pertanto, che ho scritto il libro per contribuire a far conoscere le bellezze dei luoghi e del dialetto.

Il dialetto di Campobasso è un patrimonio di inestimabile valore. Attraverso il suo libro riesce a ridargli vigore. Cosa potrebbe farsi per trasmettere ai più giovani che, sempre più, sono lontani dal conoscerlo?
Tutti i dialetti sono di grande valore. Quello campobassano, pur con le sue particolarità, appartiene a quello generale dell’area meridionale. Lei ha centrato il problema che mi sono posto: Che fare in una situazione in cui il dialetto è parlato sempre di meno e si modifica nel tempo? Nel mio libro mi fermo alla domanda e non propongo una soluzione, ma promuovo una riflessione sulla questione che non è solo locale, ma nazionale, ricordando che la cultura dialettale è cultura popolare. Lo stato di quest’ultima è descritto da Giovanni Ruffino e Roberto Sottile in La ricchezza dei dialetti, (2016) come “declinante piuttosto che agonizzante” o “cultura strozzata”. Nello stesso tempo, offro il mio contributo, in particolare, sulla questione delle modalità di trascrizione del dialetto orale. I miei due libri iniziano proprio con le modalità di trascrizione del dialetto. Queste ultime fanno riferimento a regole evidenziate da studiosi specialisti in linguistica e ai suoni che ho appreso oralmente. Inoltre affronto alcune questioni sul perché e l’origine di alcuni nomi, come Campobasso, Fota o Fote, Foce, Sanda Maria e fore, ecc.

Mi preme sottolineare che già scrivere Cambuasce, con la coppia di lettere mb, Invece di Campuasce, come ha fatto e fa la maggior parte di quelli che hanno scritto e scrivono in dialetto, manifesta il fine e la particolarità del miei libri. Mi risulta che sono i primi due libri, su Campobasso, in cui il nome è scritto con la coppia di lettere mb. Su che cosa si possa fare per dare vigore al dialetto, reputo necessario, per quanto già detto, ritornare ai suoni originali e trascriverli con modalità ad essi più rispondenti. Ritengo utile, anche se non sufficiente, inserire lo studio del dialetto in progetti scolastici, con riforme politiche e culturali, ma questo non l’ho riportato nel libro. Oggi si propone la conoscenza di lingue straniere, che è utile, ma si fa poco per suscitare interesse per il dialetto. A supporto del libro ho riportato una raccolta antologica di opere scritte in dialetto e sul dialetto, e una comparazione sulle modalità di trascrizione di vari autori. Ovviamente ho scelto le opere, tra cui le canzoni, che descrivono, in dialetto, i luoghi e le tradizioni di Campobasso. Ricordo, infine, anche la manifestazione del 2015 della “Su e giù”, gara annuale non competitiva (istituita nel 1961) che, nella sua denominazione, fa riferimento ai caratteri orografici della città come il titolo del mio libro.

Infine, sta lavorando per un nuovo volume? Se sì, sempre su Campobasso?
Sì, sto lavorando per un nuovo libro su Campobasso sul tema Architettura-educazione con riferimento a edifici scelti ad esempio.

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About Massimiliano Venditti

Massimiliano Venditti
Giornalista pubblicista - Direttore responsabile NotizieMolise.it

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