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Per la scoperta del Patrimonio archeologico del Matese

Il Patrimonio archeologico del Matese attende, attraverso la definitiva perimetrazione istituzionale del Parco Nazionale, il giusto riconoscimento identitario, capace di valorizzare opportunamente la storia civile, militare e religiosa dell’appennino sannita. Le terre matesine, infatti, hanno rappresentato, nel corso dei secoli, l’emblema naturale, e nel contempo naturalistico, delle migrazioni sabelliche ed osche.

Come si sa, i Popoli, insediatisi lungo i declivi collinari della Montagna Sacra del Sannio Pentro, hanno fatto proprie le costumanze ed i principi di vita delle comunità autoctone fatte di pastori, agricoltori, artigiani ed uomini d’ingegno. In tal senso, l’intera area territoriale sta assistendo ultimamente alla riscoperta della tradizione culturale matesina. Non mancano, infatti, nuovi programmi di ricerca universitaria, nonché approfondimenti ricognitivi sia sui versanti molisani, che sui variegati declivi campani.

Ma vi è di più. Numerosi studiosi, provenienti soprattutto dalle istituzioni accademiche europee, stanno promuovendo vere e proprie campagne culturali sul Matese, al fine di riannodare i fili storiografici di una territorialità complessa ed emozionante. Alla luce di quanto innanzi, la rete archeologica del Massiccio idrografico più rilevante dell’Italia centro-meridionale si appresta ad accogliere giovani ricercatori e visitatori, consapevoli di scoprire non solo le bellezze ambientali, ma anche la straordinaria identità italica.

A riprova di ciò, il Santuario di San Pietro di Cantoni ha riconsegnato al patrimonio del Sannio le affascinanti testimonianze riguardanti la Dea Mefite, importante divinità italica legata al culto delle acque. Una divinità che testimonia, nell’ambito di un coerente pantheon naturalistico, la religiosità dei Padri Sanniti. Per altri aspetti, l’antica Saipins evidenzia tuttora, attraverso la rete tratturale, la visione territorialista di un Popolo libero, ma opportunamente interconnesso sia con le colonie greche della costa campana, che con il mondo appenninico delle culture etrusche. Rispetto a quanto innanzi, è inaccettabile il disinteresse istituzionale verso le preesistenze archeologiche del Sannio beneventano.

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