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Stefano Di Nucci alla presentazione del suo disco ‘Opera Postuma’

Singolare performance quella avvenuta la scorsa Domenica, alle 18.30, nella Saletta delle Arti di via Longano a Campobasso.
Ad esibirsi in un concerto full band l’ormai noto ai più Stefano Di Nucci, vincitore del Premio Lunezia e autore del suo primo disco “Opera Postuma” uscito lo scorso Maggio.

Sono leggermente inquieta quando mi tocca sedermi nelle prime file in uno spazio non molto grande ad un evento. L’idea di non passare inosservata nel caso in cui volessi andarmene mi mette ansia ma, in questo caso specifico, ero a dir poco tranquilla perchè so per certo che l’avere a che fare con Stefano è come trovarsi davanti un prestigiatore: non sai mai quello che vien fuori dal cilindro ed è questa suspanse che ti costringe a mantenere gli occhi puntati su di lui e il culo attaccato alla sedia.

Stefano Di NucciInfatti, la presentazione di questo disco dal titolo a dir poco originale ed eloquente è stata sorprendente. A sorprendermi non è stata tanto la bravura di Stefano e i suoi che ormai diamo per scontata, quanto l’impatto che parole così semplici messe insieme con maestria possano avere sul pubblico che le ascolta.
E così son volate quasi due ore di musica.

Ad aprire le danze “i poteri lunari”primo brano del cd in cui il bene mette lo sgambetto al male e (ingenua ipotesi dice) non ritorna più. A seguire “La donna eburnea”, “I puntini sulle i” e così via fino ad un piccolo fuori pista chiamato “Uomo di Lettere” .

Il brano, risalente a qualche anno prima non fa parte di Opera Postuma perchè, come dice l’artista, è come un uomo che si è fatto da solo, che è andato all’università fuori.
Ad uscire dal tracciato e lasciarmi (positivamente) perplessa per la particolare esecuzione, anche una canzone sulla vanità della morte , a modo possiamo ironizzare su tutto (cit.), che il cantautore dice pensata per una donna a cui vuole molto bene che però, a suo dire sarebbe sempre sul punto di morire (presumibilmente una nonna).

Quella che però preferisco è “A tutela della mia felicità”. In questo brano Stefano celebra l’amore incondizionato di uno zio preferendolo a quello, spesso egoista e masochista, di un amante che pretende qualcosa in cambio e che genera sofferenza.
Voglio talmente tanto bene ad una persona che qualche volta mi sono augurato di volergliene, per stare meglio io, un po’ meno, come uno zio. Dice.

A chiudere lo spettacolo e il disco è “48 parole” che Di Nucci esegue congedandosi dalla sua chitarra ma portando con sé al piano il tamburellare a ritmo del piede.

Musicoterapista e cantautore campobassano, Stefano ha regalato a noi e a “tutte le cose che iniziano per s”, un’esperienza a cui spero possano seguirne molte e molte altre!

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Marilena Felice

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