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Le politiche moderniste non hanno il diritto di cancellare le identità territoriali

Il cosiddetto “Regionalismo differenziato” mira a disarticolare, sotto tutti i punti di vista, la composita realtà nazionale. In effetti, il mosaico italiano rappresenta un vero e proprio scrigno di reciprocità territoriale, capace di proporre originali costumi ed autentici modelli culturali in un quadro d’insieme profondamente interdipendente. E’ stato questo il tema del recente Convegno di Campobasso, dove studiosi, politici e giornalisti hanno tratteggiato i nuovi rischi dell’antistorica “concezione alpinocentrica”.

L’incontro, promosso dal Partito Democratico del Molise e coordinato da Micaela Fanelli, ha registrato i contributi significativi, fra gli altri, del Presidente Donato Toma e del sottosegretario Quintino Pallante. Al contempo, non sono mancati gli interventi qualificati dei Consiglieri Regionali Patrizia Manzo, Gianluca Cefaratti e Vittorino Facciolla. Su questa scia, vi sono state le argomentate puntualizzazioni di Lorenzo Coia, nella veste di Presidente della Provincia di Isernia, e del Sindaco di Campobasso Antonio Battista. D’altro canto, è stata notata la partecipazione, fra i qualificati ed attenti ospiti, sia di Michele Iorio, già Presidente della Regione Molise, che di Gaspare Di Lisa, battagliero sostenitore dell’antica Patria del Sannio. Conseguentemente, i lavori sono stati impreziositi dalle relazioni scientifiche dei docenti Viesti e Bianchi, i quali hanno evidenziato, attraverso le puntuali ricerche dell’Università di Bari e dell’associazione Svimez, l’incongruenza fattuale della programmazione posta in essere.

Un tema delicato, quindi, che, se da un lato proietta le territorialità dell’Italia peninsulare verso l’abisso della politica contabile, dall’altro ripropone l’insostenibile fragilità produttiva del sistema economico nazionale. Ad ogni buon conto, la suindicata riforma rischia di acuire ulteriormente le disuguaglianze economiche già presenti all’interno della realtà sociale italiana. Per queste ragioni, le politiche nazionali ed europee dovranno necessariamente riscoprire il tema del policentrismo territoriale, non disgiunto dall’interpretazione positiva dello scenario internazionale. Solo in questo modo, infatti, la politica mediterranea potrà finalmente ripercorrere i cammini dell’europeismo migliore, tendenti a riaffermare i principi della dignità sostanziale sia sul piano economico, sia sotto il profilo geopolitico.

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