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Il valico del Matese

Da tempo si parla della TAV; del primo, secondo e terzo valico, di cui non sono ancora chiari i beneficiari e che si realizzerà al Nord (tanto per cambiare).
Nessuno invece parla, nemmeno per sbaglio, della realizzazione del “valico del Matese” che, con una galleria di appena 12 km, risolverebbe le ragioni di un SUD malmesso, derubato, dimenticato da tutti e spopolato per la mancanza di lavoro che sta facendo fuggire i giovani all’estero.
Ad aggravare l’annoso problema, la mancanza di infrastrutture che fanno del Molise una regione del terzo mondo alla pari, se non al di sotto, dei paesi del Nord Africa che affacciano sul nostro stesso mare, il Mediterraneo.

E’ vero che il Molise ha avuto la sventura d’imbattersi in un Silla che ci ha letteralmente cancellato, in un Borbone che ci conosceva solo come sua riserva di caccia, in un Cavour che ci ha tolto addirittura il pane per pagare i debiti contratti con le potenze straniere (le stesse che hanno finanziato l’invasione e l’annessione del Sud al Regno sabaudo) nei Savoia che forti della loro origine agreste hanno ridotto a gregge un popolo che aveva millenni di cultura rispetto alla loro (limitata alle montagne dei “pays de Savoie” francese); per finire poi nelle grinfie di un parlamento “legittimamente” eletto che ha privilegiato un Nord che non si è dovuto imbattere nella mafia, nella camorra, o nella ndrangheta, ma che ha agito “come lo struzzo che mette la testa sotto terra per non vedere”.
I quotidiani nazionali, ultimamente, hanno fatto a gara per comunicare le classifiche delle città virtuose: le più belle, le più pulite, le più attrezzate, quelle con più servizi, con la migliore sanità, con le migliori università, insomma con la migliore qualità della vita che, stranamente, si trovano tutte al nord o al centro nord, in particolare nelle regioni a statuto speciale, laddove la vita da oltre settanta anni è facilitata dall’esenzione delle tasse, dalle contribuzioni statali speciali e da servizi che nel meridione i cittadini sognano solo lontanamente (nonostante paghino le tasse per le regioni e le province esentate).

Se pensate che il benessere innegabile di questa parte dell’Italia derivi dal clima, dalla razza, dalla cultura, dalla sapienza, vi sbagliate.
Chi vive al nord Italia e spende le proprie ferie al sud (molti), si sarà chiesto come facciamo a sopravvivere con le nostre infrastrutture che, nella migliore delle ipotesi, sono state realizzate da Mussolini oppure risalgono al tempo di Roma imperiale.
Per tutte queste ragioni andrebbe realizzato un valico del Matese, per collegare il Tirreno all’Adriatico nella parte più sottile dell’Italia, per dare impulso alle attività verso l’Oriente a partire da un grande e importante porto quale quello di Napoli e per sconfiggere la malavita, creata ad arte dall’invasione sabauda, che alligna e prospera per la mancanza di lavoro.
Ne beneficerebbero i territori interessati al passaggio del valico, paesi che uscirebbero dall’isolamento dal momento che attualmente sopravvivono grazie alla sola presenza delle generazioni più anziane, mentre quelle più giovani hanno dovuto tirar fuori la valigia per espatriare (come fecero i loro avi nel periodo dell’Unità).

E’ importante sottolineare la necessità di eliminare “qualche stortura” dovuta alle paure di una politica che in passato ha dato molto a chi faceva la voce grossa e niente a chi faceva, in silenzio, il proprio dovere; sono da eliminare le regioni e le province a statuto speciale: non è più possibile trattare come “fratellastri” una parte degli italiani che ha il diritto di essere portata, dalla politica, allo stesso livello di benessere dei cittadini del nord.
Occorre eliminare i privilegi che fanno vivere diversamente un italiano del sud rispetto ad un italiano del nord Italia nonostante il principio di uguaglianza, citato nella Costituzione all’art 3, sancisca “l’obbligo di eliminare ogni ostacolo sia fisico che morale che si frapponga ad una effettiva uguaglianza tra i cittadini italiani”, perciò strettamente legato al concetto di giustizia, dal momento che implica la necessità di regolare, con le leggi, a volte particolari e specifiche, il miglioramento delle condizioni dei meno abbienti e dei più deboli.
Per riaffermare che gli Italiani ora esistono come unico popolo che vuole rispetto dalle nazioni europee, occorre abbattere le barriere interne alla Nazione facendo comprendere a tutti gli Italiani del Nord e del Sud, la necessità di eliminare le disuguaglianze, solo in questo modo avremo una Europa unita che offre le stesse opportunità a tutti gli europei.

Se non fosse possibile realizzare tali obbiettivi, non ci resterà che chiedere, con un referendum, l’autonomia del Molise, o minacciare di chiedere l’annessione all’Albania, di sicuro potremmo avere più privilegi di quanti ne abbiamo attualmente.

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