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“Commissario ad acta: una poltrona per due”. La nota del Consigliere Gianluca Cefaratti

Riceviamo e pubblichiamo dal Consigliere regionale Gianluca Cefaratti (Orgoglio Molise)

Sembra ormai certo che si vada verso l’incompatibilità tra il ruolo di Presidente di Regione e quello di Commissario ad acta per la sanità: la Commissione Finanze del Senato, infatti, ha approvato un emendamento al Decreto fiscale che mette fine al doppio ruolo; ora il provvedimento dovrà passare al vaglio della Camera.

Insieme ai colleghi del gruppo di “Orgoglio Molise” mi ero già espresso sull’argomento, ma, alla luce delle recenti dichiarazioni del Ministro Giulia Grillo e del senatore del M5S Luigi Di Marzio mi sembra opportuno tornare su una questione davvero molto importante. Il Ministro Grillo sostiene che “per risanare una Regione con la sanità in crisi servono figure tecniche e non politici”. Perché fare questa netta distinzione? Il Ministro esclude la possibilità che un “politico” premiato dai suoi elettori possa essere allo stesso tempo un “tecnico” competente e preparato nel suo specifico settore e a conoscenza di quelle che sono le peculiarità, le caratteristiche e le problematiche del suo territorio.

A mio avviso è, al contrario, vero l’esatto contrario: i cittadini “premiano” un candidato proprio per la sua preparazione e la sua competenza specifica confidando nel fatto che possa metterla al servizio della collettività. Anche per questo motivo i cittadini molisani hanno scelto il Presidente Toma, consapevoli del fatto che avrebbe messo a loro disposizione la sua elevata competenza professionale. Ed il settore in cui è necessaria una elevata competenza è, guarda caso, proprio quello sanitario, visto e considerato che il relativo bilancio ne rappresenta l’80% di quello regionale. Il Presidente Toma è pertanto il più classico esempio della sintesi tra un “politico” ed un “tecnico” e dimostra che una carica non può e non deve escludere l’altra.

Per quanto concerne le dichiarazioni del senatore Di Marzio, mi sembrano alquanto azzardate e addirittura prive di ogni fondamento. Per il senatore “è inconcepibile che chi ha causato danni con una gestione sbagliata possa risolvere i problemi”. A chi si riferisce? E’ questa una accusa circostanziata e rivolta a qualcuno in particolare? Se sì, faccia il nome e non resti nel generico; una cosa però è certa: questo qualcuno non è il Presidente Toma che non si è mai occupato, in precedenza, di questioni legate alla sanità. “Non solo” prosegue il senatore “si mette anche la parola fine al legame tra politica e sanità, a direttori generali protetti dai politici che, tagliando in modo indiscriminato, mettono gli ospedali, in ginocchio”. Altra accusa indiscriminata e senza uno specifico destinatario: a chi è rivolta? Anche in questo caso, un senatore della Repubblica avrebbe il dovere, se ne è a conoscenza, di fare nomi e cognomi. E non sparare nel mucchio.

Come venir fuori da questa situazione di impasse? Come evitare che venga affidato il ruolo di Commissario ad un “tecnico” che del Molise conosce poco o nulla?

Il dilemma potrebbe risolverlo proprio il Ministro Grillo. Sarebbe infatti molto interessante capire quale significato attribuisce al termine “tecnico”. Se intende un ragioniere, un revisore dei conti, un calcolatore, allora l’unico indiziato è il Presidente Toma (vista la sua attività professionale); se invece intende un “esperto” della materia in questione allora la strada porta dritto al senatore Di Marzio (anche in questo caso, vista la sua attività professionale).

Se proprio quindi si vogliono escludere i Presidenti di Regione, visti gli ottimi rapporti tra i “portavoce” del M5S e il Ministro Grillo, basterebbe, con un semplice emendamento, che l’incompatibilità non fosse estesa ai “politici” in senso lato: a questo punto sarebbe perfetto per il ruolo proprio il senatore Di Marzio. Molisano eletto dai cittadini molisani, un eccellente curriculum, componente della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama, una attività professionale svolta prevalentemente in Regione che gli consente pertanto di conoscere perfettamente la situazione del nostro comparto sanitario. Chi meglio di lui quindi? Non ha causato danni, non è interessato direttamente dai legami politica-sanità. Sono certo che accetterebbe senza problemi, così come sono certo che lo farebbe a titolo totalmente gratuito (come, da prassi, farebbe il Presidente Toma). Se poi lo scoglio dell’incompatibilità “politica” dovesse risultare invalicabile, il senatore potrebbe anche dimettersi da Palazzo Madama ed assolvere il suo nuovo compito a tempo pieno. Renderebbe ai cittadini molisani un servizio di fondamentale importanza.

Chiudo riformulando una domanda già posta ai rappresentanti del M5S a cui però non è ancora pervenuta risposta: se a vincere le elezioni regionali di aprile fosse stato il loro candidato-Presidente, avrebbero agito allo stesso modo e con tanta insistenza chiedendo al governo amico di esautorarlo e di affidare il ruolo di Commissario ad un “tecnico” esterno?

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