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NON DEVE ACCADERE

Io mi chiedo come si possa morire a 16 anni.

Mi spiace, ma oggi non sarò divertente, né allegra.

La notizia di ieri mattina mi ha realmente sconvolta. Non perché non ne avessi sentite di simili, negli ultimi tempi i TG sono pieni di queste brutalità.

Piuttosto perché io quel luogo lo conoscevo. E si sa, quando qualcosa ti è anche lontanamente vicina, ti colpisce maggiormente.

Mio fratello abitava lì, nel palazzo accanto al capannone abbandonato. Dalla finestra della sua stanza si vedeva il muro che lo chiudeva a sinistra.

Fiancheggiando il lato destro, invece, passeggiai una sera con il cane, aspettando che mio fratello terminasse di lavorare per andare a cena insieme. Per quasi dieci anni, ad intermittenza, io quel quartiere l’ho vissuto. Ne ho scansato l’immondizia, ho chiacchierato con i suoi baristi. Vi cercavo il cielo, che la sopraelevata della tangenziale nascondeva. Ne ho adorato il caos fino a notte fonda quando sembrava festeggiare con me, che ci andavo spesso proprio a festeggiare qualcosa.

San Lorenzo. La mia bella Roma.

San Lorenzo, la mia crudele Roma.

Roma è quella città in cui succedono cose che a Campobasso non succedono. Nel bene e nel male.

Roma è quel posto in cui i ragazzi hanno mille sogni, proprio come a Campobasso, a Termoli, a Larino.

Ma anche quello in cui ne nascono a migliaia già senza sogni. E questo da noi è molto più raro.

Senza, perché albergano nove mesi in madri tossicodipendenti, che nella loro nascita non vedono motivo sufficiente per smettere.

Senza, perché non andranno mai realmente a scuola, pur occupandone sporadicamente i banchi.

Senza, perché le parole “strada” e “casa” disegnano la stessa figura, trasmettono lo stesso freddo.

Senza, per via del lavoro. Che non è distribuito equamente da nessuna parte del mondo, ma in un posto come Roma spesso le uniche alternative assicurano vita breve.

Amo Roma. E continuerò ad amarla follemente. Ma non voglio che il bagliore delle sue lucine effimere distragga da quello che è il placido benessere molisano, troppo spesso sottovalutato.

Quello che è successo a Desirée poteva accadere in ogni parte del mondo, ma io credo che la piccola comunità renda tutto più prevenibile. Renda più facile la localizzazione dei propri figli, il controllo da parte delle figure adulte.

Pensate solo alle sentinelle dei nostri paesini, le vecchiette sugli usci, i proprietari dei minimarket, le pattuglie dei Carabinieri che ti fermano se sei senza casco. Svolgono una grande funzione sociale.

La catalogazione dei soggetti “pericolosi” è più semplice per un genitore. L’aiuto, la solidarietà tra le persone è resa attuabile dalle brevi distanze, dal fatto che, alla fine, si conoscono un po’ tutti.

Io non so, in questi eventi di cronaca nera, di chi sia la colpa. Né tantomeno voglio cadere nella banalità della famiglia, della società e delle compagnie sbagliate. Della grande città.

Sta di fatto che una ragazza, a 16 anni, ha perso la vita.

E questo non deve accadere, da nessuna parte di un mondo “civilizzato”.

Che sia la Valle d’Aosta, l’Umbria, o la Sicilia. Che sia Roma o Campobasso. Questo non deve accadere.

Perché in queste cose non esiste regione o città. Esiste l’uomo.

Esistiamo noi. Che non dobbiamo permettere che ciò accada.

E mentre scrivo queste ultime righe, la mia cagnetta, quella più piccola, fa “zampina” sulla tastiera per ricordarmi che è ora di cena.

E guardandola mi sorge un’ultima riflessione.

Esiste l’uomo, esistono gli animali.

Esistono le bestie. Che possono appartenere all’uno o all’altro genere.

Questo non deve accadere.

 

Poi, fammi sapere.

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About Lisa Toma

Lisa Toma
Scrivo. Da ancor prima di iniziare a parlare. Scrivo di tutto ciò che il mondo voglia raccontarmi. Amo il mare, l'odore di zucchero filato, la musica italiana, le sei del mattino e le parole. Quelle belle. Credo che il mondo sia dei curiosi, dei matti e di chi sa ascoltare.

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