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Un anno per un giorno di Massimo Bisotti, perchè tutto dipende da quello che sei disposto a perdere

Molti mi dicono che sono strana: è vero, lo ammetto. Mi accorgo di esserlo nelle piccole cose. Per esempio mi piace andare in libreria, passarci le ore (non è questa una cosa strana fortunatamente) e scegliere i libri aprendoli e leggendo la dedica. Se quella mi piace, decido di dargli una possibilità e leggo le prime righe altrimenti nulla. Stroncato! Sintomo di superficialità? Negligenza? Può darsi. A me piace pensare invece che la relazione libro-lettore sia più una questione di “pelle”, di pancia, quasi come quella uomo-donna. Spesso mi sbaglio sia chiaro (con gli uomini accade quasi sempre), però quando ci prendo è stupendo!

“Dedicato a chi, con gli stracci dei suoi sbagli, ci fa un vestito nuovo e ricomincia. E sappiate distinguere chi sa distinguervi da tutto il resto”.

Questo è Massimo Bisotti di Un anno per un giorno.
L’ho comprato in pausa pranzo, nella libreria del Conad. Ho trascorso la mattinata a lavoro a chiedere a Mr Google quali fossero i libri più belli da leggere. E lui, che non delude mai, me ne aveva suggeriti tanti: i super premiati, gli ultimi usciti, quelli con le migliori recensioni e chi ne ha più ne metta.
Poi sono andata li, avevo solo dieci minuti e sarei dovuta tornare a lavoro ma non ero soddisfatta. Sarei uscita a mani vuote (perdoname Google por mi vida loca!). In calcio d’angolo alzo lo sguardo e su una mensola abbandonata da Dio vedo lui, copertina blu e orologi. Lo prendo, lo apro e lo compro.

La cosa bella ma che allo stesso tempo mi fa incazzare dei libri è che capita di leggerli sempre nel momento in cui sembrano raccontare della tua vita. Magari parlano della guerra in Vietnam e tu non eri neanche nato, ma c’è sempre un’analogia, un riferimento esplicito o no alla tua storia. Bisotti la mia la racconta quasi tutta!

È una storia d’amore tra un lui, uomo di successo che ha tutto quello che può desiderare dalla vita tranne una, e una lei più giovane, prigioniera delle sue paure e delle imposizioni familiari. È la storia di un amore impossibile ma è soprattutto, secondo me, la storia della condizione umana. Di quel “pendolo che oscilla tra il dolore e la noia” di Schopenhauer, del De-siderare leopardiano. Dell’uomo che ama essenzialmente quello che gli manca, sempre!

È la storia di Alex, che pur di non arrendersi ad un destino che sembra scritto, cede alla tentazione, offertagli da Nirvana, di giocare con il Tempo e tornare a quei momenti in cui avrebbe potuto fare qualcosa di diverso per cambiare il corso delle cose in cambio ogni volta di un anno della sua vita. Ma noi, siamo il frutto delle nostre scelte di tutti i giorni e siamo in balia del Butterfly effect : un battito delle ali di un gabbiano è sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre.

Quindi a giocare con il fuoco, o con il tempo, ci si brucia! La vita di Alex è stravolta, Greta sempre più lontana e le rughe sul suo viso sempre più visibili.

È una storia di un qualcosa che è sempre sul punto di essere per poi non essere più, una storia di perseveranza, di coraggio, di illusioni e disillusioni. Un libro che ti prende all’inizio, con dialoghi troppo serrati al centro e l’happy ending, molto improbabile nella vita reale, alla fine.
Non è uno dei libri più belli che ho letto, forse non farà neanche parte della mia top ten, ma sicuramente era il libro giusto nel momento giusto. Consigliato? Si! Mal che va è qualche giorno per un libro!

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Marilena Felice

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