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QUELLI COME NOI

Scrivo di sabato.

Perché quelli come noi non hanno un giorno per fare le cose.

Per quelli come noi, lunedì può essere il giorno più bello della settimana, il sabato quello drammatico. La volta dopo, ameranno il mercoledì ed anche la domenica se c’è il sugo pronto. Ma il giovedì proprio no.

Quelli come noi, i cinici, i seri, i “senza troppi fronzoli emotivi”.

Quelli Gelidi che a confronto Il Freddo di Romanzo Criminale è un orsacchiotto.

Quelli con i piedi piantati sotto terra e la testa inchiodata alle spalle.

Quelli che non si concedono una distrazione e poi ne accumulano in un’intera notte in cui non hanno voglia di rincasare.

Anaffettivi.

(Quante volte ho sentito questa parola.)

Quelli che un abbraccio costa più di un kilo d’oro zecchino. Quelli che le parole le scrivono e poi le tengono nel cassetto.

Che non ti raccontano mai cosa hanno provato, che sensazione hanno avuto. Quale brivido.

Che ti spiegano cos’hanno fatto quel preciso giorno, di un anno prima, in un’accurata cronistoria. Che hanno una memoria fotografica più attendibile di una polaroid.

Che non piangono. Mai. Davanti agli altri.

Quelli che si incantano nel vuoto e se chiedi a cosa stanno pensando ti rispondono “a Niente!”.

Quelli come noi, che nel mondo ci si immergono piano piano, come fosse il primo bagno al mare.

Che non si tuffano. Che una volta si sono tuffati ed hanno battuto la testa.

Con quelli come noi non c’è speranza, per quelli diversi da noi.

Loro ci provano a chiedere perché, si fanno meraviglia dell’assoluto a plomb con cui affrontiamo ogni cosa.

Sempre con la stessa espressione, senza troppi entusiasmi.

Senza feste, né cerimonie. Non fanno complimenti, quelli come noi.

Restano lì, come la Carrà che “ se per caso cadesse il mondo, io mi sposto un po’ più in là!”

Sono così, quelli come noi. E non c’è molto da fare.

Sembrano così, quelli come noi. E ci sarebbe molto da fare.

Li potresti abbracciare, per iniziare.

Perché quando una cosa a loro costa caro, ne apprezzano maggiormente il valore.

Quelli come noi, sono cresciuti nel bel mezzo dei sogni degli altri. Hanno stretto i bulloni della loro gravità, per piantarsi più saldamente al suolo. Perchè i sogni degli altri brillavano forte ed era un peccato spegnerli.

Ma in casa, si sa, ci vuole qualcuno che porti i conti. E chi sogna, con i numeri non va d’accordo.

A quelli come noi è stato chiesto molto. E l’hanno dato, spesso pur non avendolo.

Per trovarsi vuoti, poi, di ciò che possedevano. Ed anche di quello che non era disponibile.

Quelli come noi li riconosci, perché sorridono sempre.-Ma non ridono mai.

Perché parlano con gli animali, con le piante, con le auto o con le fotografie.

Sicuri del silenzio a cui si affidano quando hanno bisogno di sfogare qualcosa.

Quelli come noi non sono strani, né alieni. Si assicurano solo che ci sia sempre qualcosa da bere in frigo, qualcosa di caldo in forno.

Che il bagno sia pulito, se venisse un ospite. Che poi non viene mai.

E quella memoria si cristallizza intorno a loro nell’ordine che hanno bisogno di creare, nel loro stesso disordine naturale.

Credono che tutto sia provvisorio e gettano ancore in porti conosciuti perché il cambiamento li spaventa. L’abitudine li rassicura.

Accettano le sfide e le portano a termine. Anche se i competitor sono loro stessi, da entrambi i lati della rete, con una pallina immaginaria. Accettando più facilmente una sconfitta che un “net”.

Ci vuole pazienza proprio con loro che sembra non ne abbiano.

E l’accortezza di non chiamarli mai ANAFFETTIVI.

Perché quelli come noi dell’affetto sono state le vittime. Di Lui segretamente innamorate, attanagliate da un’inguaribile Sindrome di Stoccolma.

Ne conosco tanta di gente come noi. Si riconosce per la strada e si saluta pur non essendosi mai vista.

Solidale, sullo stesso filo sospeso tra razionalità e conforto.

Poi, fammi sapere.

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About Lisa Toma

Lisa Toma
Scrivo. Da ancor prima di iniziare a parlare. Scrivo di tutto ciò che il mondo voglia raccontarmi. Amo il mare, l'odore di zucchero filato, la musica italiana, le sei del mattino e le parole. Quelle belle. Credo che il mondo sia dei curiosi, dei matti e di chi sa ascoltare.

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