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Si nasce donne, non madri.

L’argomento è spinoso ed ho temporeggiato parecchio prima di affrontarlo.

(oggi mi è sembrata la giornata giusta!)

Ma credo che nella rosa degli argomenti che ho trattato in quest’anno con voi

(eh si, già un anno!), ne manchi uno che mi sta molto a cuore.

ESSERE MADRE.

Diventare madre non è un dovere sebbene nell’immaginario collettivo, spesso, sia un passaggio obbligato tra il menarca e la menopausa.

Tra la laurea e la pensione.

Tra la fedina di fidanzamento e le nozze d’argento.

Fateci caso… Intorno ai trent’anni, incontrare qualcuno che non si vede da tempo è tutto un tripudio di domande che manco l’iscrizione a Facebook:

  • SITUAZIONE SENTIMENTALE
  • SITUAZIONE LAVORATIVA
  • SITUAZIONE FAMILIARE (D’ORIGINE)
  • FIGLI?????
  • FIGLI????
  • FIGLI???

Quasi fosse inevitabile, scontato come i costumi da bagno a Gennaio.

Come fosse doveroso nei confronti del mondo.

Certo, credo anche io che i figli siano una benedizione. Un dono divino ed il “naturale” completamento dell’essere umano, della coppia, della società.

Ma non credete che anche essere una madre convinta sia il diritto di ogni donna?

O meglio, poter essere convinta di non volerlo essere?

Sembrerà assurdo (soprattutto a mia nonna!), ma alcune donne preferiscono restare senza quell’appendice meravigliosa che le renderebbe creatrici di vita e strumenti magici di procreazione.

Preferiscono restare in un appartamento piccolo ma con del buon vino sempre nel frigo.

Preferiscono una telefonata notturna all’amica del cuore a notti insonni dietro pianti immotivati.

E non dico sia giusto. Semplicemente che è così.

Mi infonde tristezza vedere donne arrampicarsi sugli specchi in conversazioni scomode su come e quando intendono diventare madri.

“Forse più in là! Dopo il contratto ad indeterminato! Quando troveremo una casa più grande! Se accettano il mutuo… se … se … se!”

Quando sarebbe tutto più facile se potessero soltanto rispondere:

“Non ne ho il desiderio!”

(Non ne ho il coraggio!)

Ebbene si. A volte è quello che manca per poter fare il passo verso pappe, pannolini, il salotto parco giochi e le ScarpeConItacchiNonLePortoPiù.

Il coraggio.

Perché ad essere madri ce ne vuole parecchio e non ne vendono a chili al mercato.

Qualcuna ce l’ha in dotazione, fin dalla nascita. Qualcun’altra lo aggiunge durante il percorso, quando sente arrivare il momento.

Ma per quelle che proprio non riescono a trovarlo, cosa facciamo?

Chiamiamo l’untore o il boia o le invitiamo ad un falò in ricordo di Giovanna D’Arco?

Non potremmo semplicemente pensare che da un lato abbiano anche una certa ragione?

I fattori potrebbero essere molti, compresa una buona dose di egoismo. Ma l’essere umano non è forse il prototipo migliore dell’egoismo più puro?

E se loro preferissero restare così, eternamente fidanzate, eternamente libere, con il DNA in via d’estinzione, che male farebbero?

Mi congratulo ogni giorno con chi ha scelto o affrontato la strada della maternità. Mi meraviglio persino di come facciano ad avere sempre quel bel sorriso sulla faccia.

Ma non per questo credo sia la felicità assoluta e l’aspirazione che chiunque dovrebbe avere.

Come in tutto. Chi si laurea, chi no. Chi ama gli animali, chi no. Chi eccelle nello sport, chi no.

Chi vuol essere madre, chi no.

E quando il mondo smetterà di chiedere loro quando questo accadrà, forse cominceranno a pensarci.

Inizieranno a non odiare il disagio provocato dal sentirsi delle aliene e sceglieranno.

Consapevolmente, per il si o per il no.

Fino ad allora, parliamo del tempo. Di arte. Di letteratura o di politica.

Parliamo d’altro perché di certe cose, non c’è neanche bisogno di parlare.

Certe cose si devono sentire.

E tu, poi fammi sapere.

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About Lisa Toma

Lisa Toma
Scrivo. Da ancor prima di iniziare a parlare. Scrivo di tutto ciò che il mondo voglia raccontarmi. Amo il mare, l'odore di zucchero filato, la musica italiana, le sei del mattino e le parole. Quelle belle. Credo che il mondo sia dei curiosi, dei matti e di chi sa ascoltare.

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