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NOI… IMPRENDITRICI DIGITALI

Guardando la tv, ormai, se ne vedono di tutti i colori!

Gente che vuole somigliare ad una bambola degli anni 80 e si sottopone ad una roba come 300 interventi chirurgici.

Gente che urla come galline in fuga prima di gettarsi da un elicottero, per restare “abbandonata” su un’isola una roba come due mesi.

Gente che viene intervistata perché si è giocata tutto alle slot machine, e chiede offerte per poter continuare a giocare.

Ma la cosa che più mi ha colpita, proprio ieri sera, è stata fermarmi sulla pubblicità di un reggiseno (Ops! Scusate una BRANETTE) e scoprire che il nuovo volto del famoso marchio di intimo è un’IMPRENDITRICE DIGITALE!

(Che diavolo fa un’imprenditrice digitale?)

Non la solita attrice, cantante o perché no, spogliarellista (dato che parliamo di biancheria intima!)

Ma un’IMPRENDITRICE DIGITALE!

Da ciò che ricordo del lontano 2013 (anno in cui ho sostenuto l’esame di diritto commerciale), la figura dell’imprenditore è definita nell’art. 2082 del Codice Civile come colui che “esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”.

Quindi… la gentile signorina del reggiseno (Ops! Scusate… BRANETTE!) eserciterebbe un’attività (scattarsi delle foto e pubblicarle, immaginate la fatica!), organizzata (trucco casualmente perfetto, sullo sfondo casualmente la baia di Malibù, indosso casualmente solo una t-shirt dal modico prezzo di 500.000 €) per produrre (???) beni (???) o servizi (???), in modo professionale.

L’unica cosa su cui non ho dubbi è il fatto che questa attività sia ECONOMICA (Diavolo, ma avete visto quanto la pagano???).

Bene.

La definizione di imprenditore calza perfettamente sulla figura professionale.

Ciò che mi lascia perplessa è che questo è il lavoro più vecchio del mondo! (Da non confondere con un altro lavoro più vecchio del mondo, meno etico e meno legale).

Ricordate le scuole medie? Quando avevamo più o meno tredici o quattordici anni?

Per i corridoi della mia amata scuola Petrone, la ricreazione rappresentava il momento “fashion” della giornata.

Le ragazzine di terza dettavano la moda. I pantaloni a zampa il must have!

Ed anche loro, come la signorina “imprenditrice digitale”, sfilavano verso il bagno (in cui andavano a tossire ininterrottamente aspirando in quattro o cinque mezza sigaretta) con il jeans nuovo, le scarpe con le zeppe improponibili e le magliette raffiguranti delle oscene bamboline deformi con gli occhi a palla e i seni sproporzionati.

Era la moda!

E loro ne erano le portatrici.

E il pomeriggio, noi piccole correvamo a casa cercando di convincere la mamma ad accompagnarci a comprare gli stessi capi.

E l’economia cittadina girava. Perché un mese le t-shirt le trovavi solo in un negozio, il mese dopo toccava alle scarpe che trovavi solo in un altro negozio.

Finché arrivavi tu in terza e ti passavano il testimone (e la responsabilità) di decidere per le prime e seconde!

(Una volta azzardai un ombelico scoperto… beccai una nota dalla vicepreside oltre che una cistite pazzesca!)

Anche noi eravamo imprenditrici digitali!

Anzi, noi eravamo LE imprenditrici digitali! Ci mancava solo…. IL DIGITALE!

(Il cellulare di quei tempi era l’Alcatel, più somigliante ad un citofono che ad un telefono!)

Quello che voglio dire è che la signorina del reggiseno (Ops! Scusate… La BRANETTE!) non ha inventato nulla. L’ha solo messo in rete! Perché lei ha una rete. E una televisione. E un profilo social.

(Noi, l’unico profilo che conoscevamo era quello di Dante col suo bel nasone, su tutti i libri di storia)

Quello che voglio dire è che oggi ci si inventa un po’ di tutto ma alla fine non si inventa nulla.

E mi fa sorridere che talvolta alcuni personaggi si facciano ammirare per aver portato sui social tutto quello che noi comuni mortali facevamo (e facciamo!) all’interno delle nostre camerette, con i poster delle Spice Girls appiccicati con lo scotch e le figurine dei Backstreet Boys in edizione limitata!

Il momento storico che viviamo mi affascina e spaventa allo stesso tempo.

Mi sorprende e mi ammalia l’originalità con cui riescono a venderci ciò di cui siamo già pieni.

Chiacchiere per discorsi.

Foto per status.

Fumo per arrosto.

Però, amici miei, la carne sotto i denti è un’altra cosa. Ed il fumo, per quanto intenso possa essere, non regge il paragone con l’arrosto. Quello vero.

Complimenti comunque per l’astuzia, mie care imprenditrici digitali!

Poi, Fammi sapere.

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About Lisa Toma

Lisa Toma
Scrivo. Da ancor prima di iniziare a parlare. Scrivo di tutto ciò che il mondo voglia raccontarmi. Amo il mare, l'odore di zucchero filato, la musica italiana, le sei del mattino e le parole. Quelle belle. Credo che il mondo sia dei curiosi, dei matti e di chi sa ascoltare.

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