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LIMITANTE-MENTE.

Sarò breve.

(Per lo meno ci proverò!)

Vi illustrerò una riflessione pseudo-filosofica che in questi giorni mi barcolla per la testa.

(E’ una riflessione “ubriaca”: interviene nei momenti meno opportuni e lascia quel tipico odore acre di chi ha alzato un po’ il gomito!)

Ho già espresso ormai in mille modi la mia stima per il genere umano.

La convinzione che ognuno di noi, dotato di intelletto e di un minimo di lume di ragione, possiede un potenziale incommensurabile.

Per chi crede… Siamo gli esseri più simili a Dio.

E allora dov’è l’inganno? Dove il limite che non permette di arrivare davvero a livelli sovraumani?

Dove è situata quella linea di confine insuperabile che separa l’infinito dalla nostra così limitata mediocrità?

Tutti, nessuno escluso. Nessuna razza “ariana” fondata sul QI né su meriti intellettuali particolarmente evidenti, si sottrae alla qualifica di essere finito in cui tutti siamo “intrappolati”.

Questo è un dato di fatto. Basti pensare che dalla morte, dalla malattia o dalla semplice tristezza, nessuno può considerarsi vaccinato.

Credo di aver trovato il limite. La linea rossa invalicabile. Il recinto di scariche elettriche e spine di ferro arrugginito in cui, come bestie imbizzarrite, siamo raccolti.

La Mente.

La nostra benedettissima mente.

E questa rivelazione mi fa sorridere. Sottolinea e ribadisce a voce alta il gioco ironico e sublime al quale partecipiamo.

La nostra migliore amica, la mente.

La nostra peggior nemica, la mente.

Il vaso di Pandora in cui creatività, intelletto, doti artistiche e matematiche si alternano seguendo l’ordine casuale della necessità, del momento pseudo opportuno.

Una presenza che tutto può e a tutto può arrivare, senza che neanche abbia bisogno di farlo palese.

Pensate ai sogni.

A quelli che fate nei periodi importanti. Agli incubi che lo stress vi provoca.

(Da uno di questi la genesi del mio viaggio riflessivo.)

Nei sogni la vostra mente compie tutti i giri di cui intimamente avete bisogno o paura.

Lei sfida le intemperie della vita reale nell’ambito di una sola singola notte.

Risolve, complica, risponde.

E, riprese le funzioni cognitive nella veglia, ci chiediamo talvolta come diavolo ha fatto, lei, ad arrivare a tanto.

Poi, il suo famoso inganno.

L’illusione degli attimi di brillantezza (o di estrema follia), viene disgregata dal suo doppio, sporco, gioco.

Quando proprio non dovrebbe, quando proprio non servirebbe, la nostra mente si trasforma in un inconvertibile labirinto di declino.

Basta un ricordo, una sensazione. Richiamati da una radio accesa un po’ per sbaglio. O per abitudine.

Basta un niente a premere il suo tasto di allarme.

E come in un film, stile Mission Impossible, si alzano pesantemente barriere e cancelli.

Tranelli. “Bastardate” che da Lei, non ci saremmo proprio aspettati.

Una crisi di panico. (Sfido io chiunque a non averne avute, almeno una volta nella vita!), un pianto immotivato.

Il nodo allo stomaco che blocca il flusso emotivo (e la fame…) che ci teneva in vita.

E come ho già detto, in quei momenti sorrido.

Di un sorriso amaro, di quelli a metà, tra gli occhi lucidi e l’ironia grottesca.

E in quei momenti maledico quel gioco in cui lei mi ha tirata, con la promessa di un traguardo facile.

Ma di facile in questo mondo non c’è nulla. E la conferma la riceviamo ogni volta in cui, da noi stessi, restiamo intrappolati.

Siamo noi il nostro più grande limite. E non c’è rimedio alla finitezza a cui siamo destinati.

Conclusione negativa, credete?

Io non la vedo così.

Prendere coscienza del problema, è già un sintomo di soluzione.

Accettare le altezze che ci sovrastano mette l’intuito in moto alla ricerca di una strada alternativa.

Perché, se il limite è nella nostra testa, siamo noi gli unici a poterlo superare.

E cosa c’è di più positivo del sapere di possedere una chiave?

Dinanzi ad una porta chiusa, così come ad un “Cancello mentale”, possiamo scegliere di spingere a vuoto.

Di arrenderci, restando a fissarne le sbarre.

Possiamo scegliere di utilizzare la chiave che dalla nascita abbiamo in dotazione.

Ognuno la sua. Ognuno con il portachiavi che preferisce.

Il cuore, il cervello, l’istinto.

Apri la tua porta… e poi, fammi sapere.

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About Lisa Toma

Lisa Toma
Scrivo. Da ancor prima di iniziare a parlare. Scrivo di tutto ciò che il mondo voglia raccontarmi. Amo il mare, l'odore di zucchero filato, la musica italiana, le sei del mattino e le parole. Quelle belle. Credo che il mondo sia dei curiosi, dei matti e di chi sa ascoltare.

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