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Italia, fonte di ogni cultura

L’Italia, fonte di ogni cultura, al centro del Mediterraneo che da sempre è stato scenario di invasioni, guerre, occupazioni, ingiustizie, ma anche di passioni e scambio di culture che hanno generato persone tra le più sofisticate al mondo che hanno donato sogni ed aspettative a tutti coloro che abitavano le terre intorno a questo mare. Uomini e donne, a loro volta prolifici di idee, hanno dato impulso alla civiltà dell’uomo con opere che hanno sbalordito e stravolto il mondo. E’ vero hanno generato anche rancori, invidie e gelosie tra le razze che si sono trovate insieme non senza problemi all’inizio, con dissapori che crescevano man mano che le religioni dei popoli cercavano di prevaricare le altre,con toni forti che si alzavano d’intensità allorquando si creavano momenti favorevoli per gli uni o per gli altri.

Movimento di popoli che cercavano nuove terre da abitare, che a lungo andare s’integravano con le genti del luogo,  che assimilavano le culture degli indigeni, ma a cui portavano anche nuovi saperi, ha prodotto gente nuova che ha migliorato le proprie condizioni di vita con un progresso che si allargava a macchia d’olio in tutto il mondo conosciuto. Questo avveniva allorquando i popoli rispondevano a logiche, oggi definibili elementari e anche a drammi umani non conosciuti ai più e che hanno portato morte per alcuni e ricchezze per altri; le terre bagnate dal Mediterraneo hanno visto però, anche in tempi abbastanza recenti invasioni che portavano morte e riduzione in schiavitù tra le popolazioni locali per logiche di potere tra le potenze dell’epoca (Francia-Inghilterra) che facevano a gara per accaparrarsi le ricchezze che da questo commercio derivava.

Ebbene il Mediterraneo, da sempre dichiarato “mare nostrum” (tale citazione venne da Giulio Cesare) continua ad essere il groviglio di interessi che però non crea più opportunità e inadeguatezze insieme com’è sempre stato, ma è diventato scenario di morte per coloro che lo solcano e per coloro che lo abitano! Si era detto che il Meridione d’Italia era la “portaerei logistica” verso i popoli del mediterraneo e che l’Europa Unita doveva promuovere la nascita, la crescita, le migliorie delle infrastrutture meridionali per l’iniziativa economica europea verso i paesi dell’Africa, in particolare Nord Sahariani. Era un’opportunità di crescita per tutti i paesi europei che avrebbero avuto mercati per affari in cambio di materie prime, per il Sud Italia che avrebbe potuto mettersi al passo con le infrastrutture del resto d’Europa e non ultimo, per i paesi africani che si trovano alle prese con guerre nate per interessi dei paesi ricchi e per la povertà dovuta alle guerre. Paesi, questi ultimi, che oggi producono solamente emigrazione clandestina che non crea più opportunità, né riduce la loro povertà, per l’assenza di rimesse dovute alla mancanza di lavoro nei paesi di approdo. Questo ha creato una sorta di “razzismo di necessità” nei cittadini europei che mai sono stati tali, ma che si vedono tali per una sorta di autodifesa non verso gli emigranti, bensì verso la classe politica che assume oggi la veste buonista di chi non c’entra nulla con le guerre, con le politiche economiche e nemmeno con le politiche dell’energia e del clima.

Siamo arrivati quindi alle solite chiacchiere perché nessun politico, né italiano, né europeo, si assumerà le responsabilità di quanto andiamo denunciando, eppure tutti gli esponenti politici dell’intero arco parlamentare, a volte da una parte e successivamente anche dall’altra (!!!), avrebbero potuto dare attuazione a quanto sopra senza patemi d’animo, anzi ergendosi a paladini di giustizia verso tutti i meridionali del mondo e verso quei migranti arrivati sulle nostre coste e maggiormente per quelli che sono, purtroppo, rimasti in fondo al mare.

Sinceramente vedo il destino del Sud Italia, ma anche dell’Europa e dell’Africa ancora legato al Mar Mediterraneo e auspico sinceramente che qualche struttura politica si faccia carico di questo problema a più incognite, che darebbe vita ad una nuova civiltà nel cuore della civiltà mondiale.

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