Home / Rubriche / Poi, fammi sapere. / Voglio rinascere Benedetta Parodi

Voglio rinascere Benedetta Parodi

Sarà capitato anche a voi di guardare programmi di cucina in tv.

(Per favore ditemi di si, prima che cada in una depressione da mezza età precocemente raggiunta).

Al mattino, dopo essermi torturata circa mezz’ora per convincere me stessa a lasciare il letto (perché bisogna farlo!? Non si può vivere sotto le coperte!?), accendo la tv.

E’ un gesto quasi automatico, serve a riempire la casa di qualche rumore per non essere costretta ad iniziare a pensare appena sveglia.

Mentre cerco di ricordare dove sono e come mi chiamo (ma ancor di più, dove ho messo la moka e, non trovandola, decidere di andare a prendere il caffè a casa di mia madre), lei è già lì.

Volteggiante come una ballerina tra pentole e schiacciapatate. Assorta nella costruzione di un centrotavola a forma di Colosseo utilizzando buste dell’immondizia riciclate (naturalmente dopo aver infornato il primo rustico ed aver preparato l’impasto di un babà). Pronta a scolarsi il quarto vodka sour ai frutti di bosco preparato da Varzan, con la leggiadria con cui io entro in vasca da bagno dopo il leg day in palestra.

forno-voglio-rinascere-benedetta-parodi-poi-fammi-sapere-lisa-tomaLei è già lì.

Benedetta Parodi.

Fresca di parrucchiere (mi chiedo come faccia a mantenere la frangetta liscia e lucida dopo aver fritto otto kili di calamari!), fasciata nel suo immancabile abitino retrò, in equilibrio su ben dodici centimetri di tacco sotto i talloni.

E sono solo le 9 del mattino! (Secondo me ci dorme in quella cucina! Si appoggia al piano cottura e schiaccia un pisolino.)

Benedetta Parodi.

Bene. Lo confesso.

La mia è tutta invidia.

Non so se sapete, miei cari lettori, che Benedetta Parodi nasce come giornalista professionista nel 1999 in una famiglia di giornalisti affermati.

La sottoscritta, interessata fortemente allo stesso campo lavorativo, sa perfettamente quanto sia lunga la fase di studio per diventare giornalista. Quanti sacrifici (e soldi!!!) richieda. Quanta gavetta bisogna affrontare prima di poterla definire una “professione”.

E lei cosa fa?

Fa tutto ciò che mia madre (e tutte le donne del mondo) ha l’abitudine di fare da trentacinque anni. Ogni santo giorno, due volte al giorno.

Lei cucina.

Ma c’è di più.

Non aspetta i tempi di cottura.

Ripone il souffle nel forno, incurante di aver azzeccato le dosi o di aver montato i bianchi a regola d’arte e… Voilà!

Dal forno superiore, come per magia, viene fuori un souffle bello e pronto preparato all’alba da un vero chef di cui non si conosce neanche il nome.

E Benedetta se lo mangia. Magari lo incarta e lo porta a casa per cena, dandosi anche mille arie col marito e lamentandosi di quanto sia stato faticoso da preparare.

Si, la mia è tutta invidia.

Perché Benedetta ha capito come funziona.

La spesa la trova già pronta e pagata, le ricette gliele suggeriscono le vere massaie, la realizzazione dei piatti è perfettamente curata dal “forno magico” e Benedetta si diverte.

Nel suo abitino retrò, accompagnata talvolta da qualche attore o cantante.

Ed io alle 9 di ogni mattina mi ritrovo a pensare: “Voglio rinascere Benedetta Parodi!”

Questa parentesi sulla massaia più famosa d’Italia rappresenta la mia ennesima, assurda, riflessione.

Ognuno di noi ha i propri obiettivi che, vicini o lontani siano, richiedono una strada sterrata da battere.

E’ nel mezzo del tragitto che avviene, il più delle volte, la resa dei conti.

Non all’inizio, quando l’entusiasmo è alle stelle e rende tutto leggero.

Non alla fine, quando la vista del traguardo conferisce la forza per lo scatto finale.

Nel mezzo. Dove sta la famosa virtù (che io credo di non aver incrociato, distratta dal guardare dove mettevo i piedi!).

Laddove si è troppo lontani dalla partenza per scegliere di tornare indietro, ma anche dall’arrivo per trovare lo slancio motivazionale per proseguire.

Benedetta, evidentemente, il suo traguardo l’ha raggiunto. E’ arrivata alla linea di demarcazione e si è fermata. Si sarà specchiata negli occhiali da sole degli spettatori che l’attendevano e si sarà detta: “Tutto qui? Sai che c’è, io mi metto ai fornelli e regalo compagnia a chi non sa cucinare. Va a finire che a farlo ogni giorno, impariamo entrambi!”

È qui che scatta la mia ammirazione (e va bene, è invidia!).

Scaturisce nel guardare persone (non Benedetta Parodi) che al termine di una strada che sembrava volerle condurre chissà dove, non si sono lasciate prendere e sopraffare da ciò che il mondo si aspettava da loro.

Persone che, con coraggio, hanno scelto di cambiare tutto.

Un lavoro, una posizione, una città o un qualsiasi cosa fosse… persone che si sono ascoltate.

Perché, sebbene ogni percorso di vita sia duro e tortuoso, il suo epilogo risulterà ancor più pesante da sostenere qualora ci si accorga di non avere mai avuto reale interesse nel raggiungerlo.

A quel punto qualcuno si arrende. Stanco del lungo cammino decide di prender dimora laddove è giunto. Qualunque posto sia.

Qualcun altro, invece, ricomincia. Dopo una breve, meritata, sosta rifocillante, cambiati calzini e mutande, inforca nuovamente le scarpe e riprende la marcia.

In tutt’altra direzione. Con una bussola nuova. Non orientata asetticamente verso il nord, ma modulata in un verso del tutto personale dalla forza motrice della consapevolezza.

Non ce l’abbia con me la Parodi se l’ho utilizzata per questo pensiero.

Talvolta prendo spunto da un nulla per arrivare a dire un qualcosa.

E quello che credo importante, alla fine di questo pezzo, sono la forza e la voglia di credere che non sia mai troppo tardi.

Per fermarsi, se è questo lo scopo.

Per ricominciare, se quello scopo non è stato raggiunto o è stato modificato durante il viaggio.

In fondo, quale può definirsi l’ultimo passo in questa nostra vita, se non quello che mira alla felicità?

Auguro, quindi, a me stessa ed a voi tutti di non aver mai paura nel chiedervi realmente dove vogliate arrivare.

Anche se vorrà dire cambiare del tutto. Anche se vorrà dire ammettere di…. VOLER RINASCERE BENEDETTA PARODI!

E naturalmente,

Poi, fammi sapere.

rubriche

About Lisa Toma

Lisa Toma
Scrivo. Da ancor prima di iniziare a parlare. Scrivo di tutto ciò che il mondo voglia raccontarmi. Amo il mare, l'odore di zucchero filato, la musica italiana, le sei del mattino e le parole. Quelle belle. Credo che il mondo sia dei curiosi, dei matti e di chi sa ascoltare.

Potrebbe interessarti anche:

Provinciali Isernia, capogruppo Pd vota centrodestra: Fabia Onorato espulsa dal partito

Il Direttivo del Partito Democratico di Isernia, riunitosi in seduta straordinaria e urgente in data …

One comment

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: