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Dio salvi le pettegole.

Sono giorni che rifletto sull’estrema rilevanza socio – culturale del Pettegolezzo.

Il fenomeno, vecchio quanto il mondo, consiste nella diffusione, più o meno precoce, di notizie soggette a verificazione o estratti di esse.

Pensate per un attimo a quante conseguenze “storiche” ha avuto il passaparola di segreti non mantenuti segreti.

E quanti avvenimenti disastrosi si sarebbero potuti evitare se qualcuno non si fosse fatto i fatti propri.

Il povero Pettegolezzo è da sempre considerato il passatempo tipico delle “vecchie guardie” residenti nei piccoli paesini agresti; senza tener presente che le nobildonne e le dame appartenenti alle più autorevoli Corti del Settecento, si dilettavano già nella sua assidua pratica.

Così come opere e scritti, risalenti ad epoca Ellenica e Romana, sono giunti fino a noi proprio attraverso la consuetudine del verbo tramandato (antenato nobile del Pettegolezzo).

Con questa (alquanto discutibile) ricostruzione pseudo storica, voglio solo avallare la mia tesi in cui considero lo Spettegolare attività essenziale al genere umano.

In fondo, posso affermare, insita nella sua natura.

Probabilmente già nella preistoria, mentre gli uomini si cimentavano nella caccia o nella scoperta del fuoco, le donne si riunivano nella caverna della più anziana per aggiornarsi sugli ultimi avvenimenti rilevanti per la comunità.

(L’utilità delle ossa di mammut per annodarsi i capelli o l’improvvisa sparizione del figlio di una di loro, allontanatosi dopo aver conosciuto un’appartenente alla tribù confinante. Domandandosi cosa c’ abbia potuto trovare in quella fanciulla tanto arretrata.)

La cosa bella del Pettegolezzo sta nel fatto che ancor oggi, non comporta assunzione di responsabilità.

Se l’oggetto del racconto si conferma veritiero, la fonte del parlare può ritenersi affidabile.

Se al contrario, viene smentito, ci si giustifica dietro la “voce di corridoio” che, si sa, non è detto che ci prenda.

Talvolta la sua conformazione risulta fastidiosa, invadente, imbarazzante.

Ma alla fine, le conseguenze della pratica risultano quasi sempre innocue.

Anzi, lo Spettegolare attribuisce svariati benefici fisici e mentali a chi vi si cimenta. (Potrei definirlo addirittura Curativo!)

Implica il riposo, la condizione di relax in cui i partecipanti si pongono. L’allenamento delle abilità di ascolto e di apprendimento preciso di dettagli, fa in modo da tenere in esercizio la memoria (sono certa prevenga l’Alzheimer).

Permette alle signore di darsi un’altra passata di smalto sulle unghie, bere una tisana drenante e consolarsi dei propri guai, ascoltando quelli degli altri. Talvolta, individuando soluzioni ed insegnamenti.

Consente ai signori di sfuggire alle mura domestiche, integrare i sali minerali con una bella doppio malto e sentirsi rincuorati dalla condivisione degli stessi stress quotidiani (che per i maschietti sono sempre le donne!).

Ecco, visto da questa prospettiva, il Pettegolezzo assume tutta un’altra faccia.

Personalmente diffido da chi sostiene di non esserne attratto o di non praticarlo MAI.

La curiosità non è uomo né donna. E’ umana.

La diffusione di notizie (vere o false che siano) è lo scopo per cui nascono i bar, i centri di ritrovo, i locali notturni, i notiziari e, ultimi, i social network.

La gente ha da sempre bisogno di sapere e voglia di chiacchierare.

E non obbligatoriamente in accezione negativa: talvolta da una parola in più si scorge la possibilità di un posto di lavoro, di un interesse inaspettato da parte di qualcuno, una simpatia amicale che può creare un rapporto sincero.

Non sono quindi contraria al sano Pettegolezzo. Fa parte della vita sociale comune, il prezzo dell’essere membro di una comunità.

Può avere risvolti positivi se ben formulato. (Certo, anche negativi quando riferito con intenzionale malizia e nocumento).

Sicuramente diverte. Distrae. Rincuora.

Crea dinamiche nel quotidiano che conferiscono un certo brio ai pomeriggi invernali. La spinta per uscire di casa in vestaglia e scendere le scale che ci separano dalla vicina, per poi irrompere in casa sua sussurrando: “Non hai idea di cosa ho saputo!”

Così, lei prepara un caffè, noi andiamo a prendere qualche biscotto ed il Pettegolezzo resta solo la scusa di scenario per passare qualche ora in allegria.

Era questo il senso del mio ragionamento.

Non la cattiveria né l’intenzione di ferire l’altro. Lo scopo per cui spesso si ricorre alla suddetta pratica consiste nel soddisfare quel bisogno di compagnia.

Combattere la solitudine di giornate un po’ spente che, accavallandosi l’una sull’altra, rendono tristi. Rendono soli.

E non prendetevela se ne diventate oggetto. Se qualcuno trova interessante una vostra vicenda o anche un vostro guaio.

Pensate che è il suo modo per dimenticare i propri. Primo tra tutti, probabilmente, il guaio di non aver nulla di sé da raccontare. Nulla che frigorifero e ferro da stiro, possedendo una bocca, non avrebbero già riferito.

Sorridete delle chiacchiere. Fatene sempre di pulite. Riferite per ridere, incassate quelle su di voi con autoironia.

Questo mondo un po’ diviso ha bisogno di qualcosa che unisca.

Ed un Pettegolezzo, accanto ad una cioccolata calda, è il mezzo per farlo alla portata di tutti.

Poi, fammi sapere.

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About Lisa Toma

Lisa Toma
Scrivo. Da ancor prima di iniziare a parlare. Scrivo di tutto ciò che il mondo voglia raccontarmi. Amo il mare, l'odore di zucchero filato, la musica italiana, le sei del mattino e le parole. Quelle belle. Credo che il mondo sia dei curiosi, dei matti e di chi sa ascoltare.

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