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Il cuoco della discordia

Quasi doveroso, in apertura di questa settimana, un modesto parere su quanto ha scatenato l’ira funesta dei Campobassani negli ultimi giorni.

L’ antipatica definizione di “posto sfigato” affibbiata dal celebre chef, nonché giudice del programma Masterchef, Joe Bastianich, riferita al nostro capoluogo di regione.

La città ha dato i natali alla bella e brava concorrente molisana che si sta facendo notare di puntata in puntata.

(Certo che quando ci impegniamo, noi molisani, siamo proprio forti!)

Joe, mio caro, ti dedicherò questo umile scritto per poi rimuovere il pensiero della tua esistenza dalla mia mente. Non perché tu mi sia antipatico o mi senta particolarmente offesa dalla tua opinione (immotivata e abbastanza pretestuosa, in quanto non ci siamo mai incontrati facendo la fila per i dolci domenicali al bancone della pasticceria “Jolly”, né tantomeno mi sia giunta voce di una tua foto sotto il Castel Monforte).

Campobasso-via-ferrari-poi-fammi-sapere-lisa-tomaQuanto, piuttosto, perché ho trovato il tuo intervento a dir poco fuori luogo.

Che la mia città (e ahimè il mio bel Molise tutto) sia un posto un po’ “sfigatello” non è una dichiarazione totalmente mendace.

L’ultima delle ventuno regioni d’Italia, una delle più piccole. Quella che, sicuramente, non si distingue per progresso tecnologico né per meriti sociali o culturali particolarmente evidenti.

La mia città poi. Il clima più bizzarro che abbia mai percepito (in trent’anni di vita ancora non mi abituo al freddo di Gennaio). Le infrastrutture cigolanti, le rotonde un po’ insensate (diciamolo, su!), le scuole chiuse che non si capisce da quale lato vadano ricostruite (forse buttate giù e riprese dal principio!).

La raccolta differenziata che differenzia tirando a sorte, i giovani che migrano verso le metropoli a cercare lavoro (e poi tornano, stressati dal troppo lavoro!). E la neve e le strade e il verde e i fondi regionali.

E bla bla bla.

Tutto questo è vero, caro Joe. Tutto questo rende Campobasso a tratti problematica, a tratti persino comica. A tratti, un po’ “sfigata”.

Ma posso dirlo io. Non tu.

Io che ci vivo, che ho frequentato le sue scuole, i suoi locali, i suoi abitanti.

Io che ho eletto i suoi politici, i suoi amministratori, i suoi rappresentanti.

Io che l’ho calpestata tutta, da Ferrazzano a Ripalimosani, non lasciando inesplorato neanche un suo gradino.

Posso dirlo io, che la amo immensamente per tutti i regali che mi ha fatto. Primo tra tutti, la serenità.

Di certo, caro Joe, sarà capitato anche a te di lamentarti di tua moglie, di un tuo familiare, di un amico.

Magari eri stato deluso da un suo modo di fare, da una sua mancanza, da un comportamento.

Ecco, accade che quando ami tanto qualcuno, e ne resti deluso, tu lo critichi. Te ne lamenti, sfogando la tua rabbia, la tua frustrazione. Il tuo malcontento. E in quei momenti dimentichi tutte le volte che invece, quel qualcuno ti ha dato gioia.

Però, quando la rabbia passa e la lucidità ritorna ad illuminare pensieri e parole, quel malcontento si affievolisce. Riemerge, in contrappeso su un lato della bilancia, tutto ciò che di buono e speciale c’è stato in quel rapporto.

E, ne sono certa, è un peso ogni volta maggiore rispetto al negativo di un momento di delusione.

Bene, mio caro Joe, la mia città è come una madre. Talvolta un’amica, altre volte una sorella.

Io, che con lei ho condiviso ognuno dei miei giorni, che ne ho sentito la mancanza quando ero all’altro capo del mondo, che l’ho trattata più volte da rifugio e confidente, io posso criticarne i difetti.

Definirla dolcemente “sfigatella”.

Prenderla in giro quando mi rallenta ma sentirmi realmente protetta solo quando riconosco all’orizzonte il profilo smerigliato del suo castello.

Posso mandarla a quel paese se mi fa arrabbiare, ma accettarne le scuse davanti ad un calice della sua Tintilia.

Posso dire con orgoglio che la sua “sfiga”, lei, la combatte. L’affronta ogni giorno con tentativi di crescita e rinascita.

A volte inciampa. E’ distratta, un po’ goffa. Non certo elegante come la Milano bon ton, né maestosa come l’incantevole Roma. Non ha la vivacità della Napoli tradizionale, né le influenze orientaleggianti di un’eclettica Palermo.

La mia città, però, ha un cuore grande così.

Ha la bellezza di ricordi limpidi, segue ancora la stagionalità di frutta e verdura. Ha tradizioni radicate negli occhi di chi c’è nato. Ha forza, coraggio e sogna ancora.

La mia città, mio caro Joe, ha un sacco di casini. Ma non perde mai la voglia di sorridere quando, d’inverno, vede un raggio di sole.

E’ popolata di creature fantastiche, che usano ancora le gambe per spostarsi. Che respirano, senza bisogno di mascherine. Che prendono i figli a scuola e li portano dalle nonne. Perché le nonne, nella mia città, vivono a lungo nelle loro case antiche e piene di segreti.

I miei cittadini, caro Joe, arrivano a Masterchef, cantano in Russia, lavorano in Tailandia ed insegnano ai tailandesi a parlare il dialetto.

Erano pittori, scultori e architetti. Erano fabbri, notati ed apprezzati da Napoleone.

Erano importanti. E lo sono ancora per i loro cari, per i vicini di casa (che nella mia città si conoscono tutti!), per i loro amici che a Natale mandano cesti alle famiglie.

I miei cittadini, caro Joe, hanno un cuore grande così.

E quello non si compra, né si costruisce. Con quello ci nasci, te lo tramanda la tua terra. Nella genetica, nel DNA, te lo regalano le origini che hai.

Contro la “sfiga”, noi, non abbiamo sempre la prontezza di un rimedio.

Ma abbiamo SEMPRE gli amici giù al bar con cui condividerla, le mamme e le nonne a cui raccontarla, le teste ingegnose con cui provare ad aggirarla. E se non ci riusciamo, resta sempre la Tintilia, Pizza e Minestra e qualche bosco in cui passeggiare. Talvolta la usiamo da pretesto, la “sfiga”, per poterci concedere un momento di materne coccole di cui la mia terra è sempre generosa.

E se ce ne lamentiamo, tu non ascoltarci. Magari ci ha fatti arrabbiare ma domani si sarà già fatta perdonare.

 

E…. Joe, mi raccomando, poi fammi sapere.

(Magari dopo aver trascorso un bel week end a Campobasso!)

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About Lisa Toma

Lisa Toma
Scrivo. Da ancor prima di iniziare a parlare. Scrivo di tutto ciò che il mondo voglia raccontarmi. Amo il mare, l'odore di zucchero filato, la musica italiana, le sei del mattino e le parole. Quelle belle. Credo che il mondo sia dei curiosi, dei matti e di chi sa ascoltare.

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