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Il Molise, i Sanniti e la damnatio memoriae

SillaLa damnatio memoriae di Silla e la sua frase: “Roma non sarà mai al sicuro, sino a che ogni sannita non sarà annientato” è ancora operante perché il Molise dopo essere stato cancellato, come Sannio, dalla furia di Roma, ha patito come nessun altro territorio della penisola italiana. Ciò è sicuramente da imputare a qualche manipolo di sanniti sfuggiti alle liste di proscrizione di Silla e che inconsciamente con le loro attività politiche, culturali, sociali, produttive e anche ricreative ci attirano tutte le maledizioni che hanno scaricato su questo pezzo d’Italia, allorquando bastonavano tutti quelli che si permettevano d’importunarli:

– Nel Regno delle due Sicilie, tra le zone più povere, il Molise veniva utilizzato come riserva di caccia dal re borbonico che vi arrivava dopo giorni di cavallo non potendo utilizzare carrozze per mancanza di strade, se non quelle (tratturi) lasciate dai sanniti. Terra poverissima, rimasta tale per la desolazione creata dai romani che dopo averla devastata, l’hanno evitata per secoli come terra impestata e che nel corso dei secoli ha visto contrapposti contadini e borghesia proprietaria che si era arricchita impossessandosi dei beni ecclesiastici e dei terreni demaniali, violentandoli quest’ultimi, con disboscamenti radicali, per seminativi che rendevano ricavi immediati. Borghesia che si era sostituita alla nobiltà e che si ribellava al Borbone schierandosi per l’Unità perché al momento dell’invasione garibaldina, ebbe l’ardire di promettere ai contadini la distribuzione dei terreni. Nella concitazione del momento, la classe contadina molisana fu quella che si ritrovò dalla parte del re borbonico e che a tal proposito ricevette da parte dei garibaldini soprusi e angherie che alimentarono la nascita del fenomeno del brigantaggio, con tutto quello che in proposito si è successivamente detto, scritto e romanzato;

Contado_Di_Molise_et_Principato_Ultra– Nel Regno d’Italia, con l’annessione al Piemonte, il Molise ancora diviso per la questione della terra tra borghesia agraria e contadini, si risolse ad abbracciare la scelta dell’Unità d’Italia, ma ciò ha creato il problema dell’enorme spesa che avrebbe comportato il portare allo stesso livello un territorio così povero, tenuto completamente fuori da ogni miglioria nelle infrastrutture che, invece, nei territori del Regno delle due Sicilie c‘erano state e anche di risonanza europea, e che non avevano mai avuto per protagonista il territorio molisano, tenuto ai margini e nell’arretratezza per la pochissima influenza che riusciva ad avere presso la capitale borbonica. Tutto ciò creava problemi di non facile risoluzione che fece decidere di lasciare tutto come si trovava, sia per la nuova non brillante classe politica che, eletta da una piccola parte del popolo il più delle volte disertava le riunioni e quando vi partecipava si caratterizzava per il trasformismo che ricorreva nelle votazioni, dove si manifestavano idee politiche in esatta contrapposizione a quelle professate all’atto dell’elezione, sia per la nuova burocrazia che si sostituiva a quella borbonica e che dava vita a una classe dirigente non all’altezza della situazione, carente di idee e mancante di progettualità e di interessi da portare a compimento, con almeno una nuova e più moderna viabilità che avrebbe portato senz’altro nuovi benefici alla popolazione. All’epoca, Pasquale Albino sottolineava che “al tempo dei Romani (ed è tutto dire!) vi erano sette ponti sul Biferno, solo due al tempo dell’Unità”. Anche la mai sopita questione dei terreni vide la borghesia inasprire la spoliazione delle terre demaniali a danno dei contadini. Povertà, arretratezza, desolazione e isolamento continuavano ad imperare nel nuovo corso, esattamente come e peggio di prima.
In questo clima di estrema chiusura alla realtà, agli interessi campanilistici che prevalevano sugli interessi generali del Molise, si deve la miopia nel pretendere determinate soluzioni che oggi per l’assenza, caratterizzano l’impossibilità a porsi alla pari di altre realtà, se non si realizzano interventi drastici e risolutivi;

Regione-Molise-Gonfalone– Nella Repubblica Italiana, nel 1948 con la sconfitta della monarchia, l’Assemblea Costituente decise di far votare autonomamente il Molise, allora parte integrante con l’Abruzzo, per eleggere il Senato della Repubblica. Fu deciso in quel frangente la separazione dei due territori per dar vita a due Regioni. Anche in questo momento forze contrastanti (damnatio memoriae?) e interessi abruzzesi fecero in modo che non se ne parlasse più per ben 15 anni, difatti solo nel 1963, con modifica dell’art. 131 della Costituzione fu istituita la Regione Molise. Ebbene dal 1948 alla modifica Costituzionale del 1963, il Molise fu trattato alla stregua del “cugino povero” o del “ fratellastro”, come meglio vi aggrada , perché da quella unione che tanti chiamano fraterna riceveva solo schiaffi in faccia; autostrade che si scontravano tra di loro si vedevano nascere nelle terre e sotto le montagne abruzzesi, nemmeno l’ordinaria manutenzione invece, si assicurava all’unica strada statale che univa il territorio abruzzese a quello molisano;

– Nella Regione Molise, nell’anno 1963 e nel 1970 con la nascita della Provincia di Isernia, molti hanno pensato e sperato che con l’autonomia territoriale, si risolvessero i problemi atavici che ci portavamo dietro, ma così non è stato: i nostri baldi rappresentanti regionali, facendo qualche opportuno distinguo, si sono tutti adoperati per diventare “casta”, dimenticando i diritti di un popolo sempre asservito che forse non avrà mai un futuro degno di tale nome. E’ vero il voto ha certamente il suo valore e con esso si può, volendo, mandare a casa chi briga per se stesso, ma viene spontanea anche la domanda: non sarà che qualche manipolo di discendenti Sanniti, sono ancora presenti tra di noi e nemmeno sanno di essere portatori di sventura per damnatio memoriae? Forse allignando in quella casta allora e che per discendenza vi allignano ancora ora?

In effetti la damnatio memoriae di Silla non c’entra niente (almeno si spera!), dovremmo solo liberarci dal giogo della raccomandazione che gioca solo a favore di un ristrettissimo gruppo di eletti.

In ricordo di quanti nostri corregionali hanno dovuto per fame, per povertà, per mancanza di lavoro lasciare questo territorio per altri paesi, un invito ai giovani e a tutte le donne e gli uomini di buona volontà: cambiate, per questa nostra terra che non ha mai meritato quello che le stanno facendo da tremila anni!!

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